Le non risposte delle ong sugli immigrati trasportati dalla Libia

Serve più che mai trasparenza, ora che la Procura di Catania e la Commissione Difesa del Senato hanno acceso i riflettori sulle ong straniere che, con navi private, prendono i migranti dalle coste libiche e li trasportano immancabilmente nel nostro Paese (come illustra questo video di Luca Donadel, che tramite il sito Marine Traffic ha in parte tracciato i movimenti di alcune navi umanitarie). Orbene, anche chi è preoccupato della valanga di dubbi e sospetti che da mesi piovono su queste ong, e, per rispetto del loro impegno si batte contro la macchina del fango, sa che per fare tacere i giornali, i magistrati, i senatori e il complottismo degli eurodeputati non basta continuare a ripetere “noi salviamo vite”. Serve fare i nomi dei grandi finanziatori, tutti quelli che stanno dietro queste ong. Follow the money, la regola aurea del giornalismo investigativo: segui i soldi e scopri la verità.

Stupisce quindi che Moas, una ong tra le più attive e con sede a Malta, non risponda alle nostre domande. Fatta eccezione per una: il bilancio. Lo troviamo sul sito. Ma a ben vedere, al bilancio 2015, manca la pagina 13, quella che dovrebbe contenere le spese amministrative e operative. Che fine ha fatto? La ong non si esprime poi sui nomi che stanno dietro gli oltre 5 milioni di euro (5.702.289 euro per l’esattezza) di donazioni dichiarate nel 2015, grazie alle quali Moas compie i suoi eccezionali salvataggi. Chi li ha versati?

Alcune – poche – risposte arrivano dal sito. Capiamo che oltre 180.000 euro nel 2015 sono arrivati dall’imprenditore tedesco JürgenWagentrotz, magnate a capo dell’azienda petrolifera Oil and Gas Invest AG, che ha fornito anche parte del carburante usato. Altri 250.000 euro sono giunti dal crowdfunding in Germania e mezzo milione di euro è arrivato dalla ong americana Avaaz.org, specializzata in attivismo virtuale e petizioni.Tra gli sponsor che forniscono materiali c’è Schiebel, azienda austriaca di apparecchiature per la sorveglianza aerea militare e civile, che ha fornito due dei suoi droni ad uso gratuito per due mesi, ma anche la Caritas americana, che ha donato 2000 kit di indumenti. Unique Group ha offerto due gommoni galleggianti che contengono circa 50 persone l’uno. Da dove arrivano allora tutti gli altri soldi che servono per raggiungere la ragguardevole cifra di 5.702.289 euro raccolti nel 2015?

All’organizzazione fondata dai coniugi italo-americani Chris e Regina Catrambone, avevamo chiesto pure come mai, recuperando persone nella Sar libica, le portassero in Italia. Avevamo domandato se una loro nave, la Topaz Responder, battesse bandiera maltese o no. Volevamo sapere dove, esattamente, avessero effettuato alcuni soccorsi (quelli del 13 ottobre e della notte tra il 21 e 22 novembre 2016), visto che le indicazioni geografiche,da loro fornite nei comunicati stampa, parlavano genericamente di salvataggi “a largo della costa libica” e “nel Mar Mediterraneo”, ea volte non davano neppure indicazioni del luogo in cui era avvenuta l’operazione.

Ma più di tutto sarebbe utile conoscere chi finanzia Moas. “Ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento” ha dichiarato Carmelo Zuccaro, capo della Procura di Catania, di fronte alla Commissione Schengen. Ma la ong sostiene: “MOAS ha sempre condotto analisi approfondite sui propri donatori, sponsor e partner, seguendo un rigoroso codice etico nelle proprie attività di raccolta fondi e finanziamento da fonti pubbliche e private”. Zuccaro ha anche sostenuto che Moas avrebbe due navi: Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz, con bandiera delle Isole Marshall. “Crea sospetti anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi” ha aggiunto l’inquirente, che avvierà un’indagine conoscitiva. Siamo sicuri che Moas - che ha l’incommensurabile merito, come tutte le ong operanti nel Mar Mediterraneo, di salvare migliaia di vite umane - non abbia niente da nascondere. Per questo aspettiamo, fiduciosi, di ricevere presto chiare e convincenti risposte alle nostre domande. E, perché no, anche la pagina 13 del bilancio.

PS: Aggiornamento 11 aprile 2017 ore 17:33. In seguito al nostro articolo, Moas ha inserito la pagina 13 nel Bilancio 2015 online. "Prima mancante per un errore di upload" hanno spiegato. Qui il link al bilancio integrale

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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