Le organizzazioni del volontariato accusate di collusione con gli scafisti

Un nuovo inquietante S.O.S. arriva dal Mediterraneo. A lanciarlo l’Agenzia Europea per il Controllo delle Frontiere Esterne con un rapporto riservato ma spifferato pochi giorni fa dal Financial Times. Secondo il quale le grandi organizzazioni del volontariato, come ad esempio Médicins Sans Frontières, agiscono in collusione coi trafficanti di essere umani. Un’accusa basata su tre evidenze.

La prima, la mafia dell’immigrazione clandestina conosce e fornisce agli scafisti in partenza dalla Libia la posizione delle navi delle Ong dispiegate sul Mare Nostrum.

La seconda, i volontari delle organizzazioni non governative invitano clandestini e richiedenti asilo a non collaborare con i funzionari della polizia italiana e di Frontex.

La terza, le imbarcazioni di associazioni come MOAS, S.O.S. Méditerranée, Sea Watch e Sea Eye operano nelle acque territoriali libiche. Svolgendo, di fatto, il ruolo di buttadentro-accalappia stranieri del “ristorante Europa”.

Se le cose dovessero stare davvero così, ed è tutto da dimostrare dato che Frontex non ha smentito né confermato le rivelazioni del giornale inglese, le Ong da soluzione diventano parte del problema immigrazione. Perché il loro sistema di soccorso parastatale rischia di essere un pull-factor. Trasformando i salvataggi in un vero e proprio fattore di attrazione, una calamita per i candidati all’immigrazione dall’Africa.

Nel 2016 ne abbiamo accolti 175 mila, più dei 153 mila del 2015 e dei 170 mila del 2014. Il 90% di chi ha chiesto asilo da noi, ci dice l’Istat, è maschio e giovane. L’81,7% dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, non è un bambino, ma un ragazzo di 17 anni. Di questi il 94,4%, secondo il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, è maschio proveniente da Egitto, Gambia, Albania ed Eritrea. Qualcosa non quadra. I rifugiati ebrei di ieri, come i siriani di oggi fuggono da guerre e persecuzioni con la famiglia. Quando i nazisti scovarono Anna Frank nel nascondiglio di Prisengragracht 263 ad Amsterdam, c’era anche suo padre.

Il sospetto è che molti immigrati economici africani, dunque illegali, usino le norme della Convenzione di Ginevra sui rifugiati come “cavallo di Troia” per entrare in Europa. Ma soprattutto in Italia, chiedendo asilo o protezione umanitaria. Una tesi che troverebbe conferma nel fatto che ad esempio i siriani che fino alla sigla nella scorsa primavera dell’accordo UE-Turchia avevano preferito in netta maggioranza la rotta balcanica, non hanno cambiato rotta dirigendosi in Italia. Da noi, negli ultimi tre anni, sono continuati ad arrivare cittadini provenienti da stati africani con livelli di stabilità politica e sociale diversa tra loro e che non sempre giustificherebbero il riconoscimento dello status di rifugiato o di protezione umanitaria.

C’è da sperare che le Ong smentiscano punto per punto le accuse a loro a carico. Il j’accuse di Frontex è però una buona occasione per ricordare che il controllo delle frontiere esterne è una cosa seria. Spetta alle forze di polizia. Non ai volontari che hanno, invece, il compito di vigilare sul rispetto delle convenzioni internazionali sui diritti umani.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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