Le proposte sull’immigrazione di un eretico di sinistra

Col motto “non sono razzista ma realista” Jimmy Jansson, 40 enne sindaco di Eskilstuna (90 km a Ovest di Stoccolma) sta obbligando i socialdemocratici svedesi a rivedere la loro tradizionale politica dell’immigrazione. In particolare su tre punti: no ai Rom che chiedono l’elemosina; giro di vite contro gli irregolari; sì all’accoglienza di un numero di rifugiati proporzionale a quello della popolazione locale. Ai suoi nemici, in gran parte compagni del suo stesso partito, che lo accusano di essere di destra oppone, con orgoglio, non solo di essere figlio della classe operaia ma, soprattutto, il crescente ascolto che il suo messaggio sta raccogliendo tra i militanti dei partiti politici della nuova sinistra nord europea. Lo abbiamo intervistato.

Sull’immigrazione lei si autodefinisce un realista ma per i suoi avversari è un razzista. Ci aiuta a capire dove sta la verità?

Il razzista lotta per una società basata sulle discriminazioni etnico, culturali e razziali. Io mi batto per una Svezia che condivida col resto d’Europa l’accoglienza dei nuovi arrivati e che sia ancora in grado di sostenere un Welfare State capace di ridurre al minimo il gap sociale ed economico tra i suoi cittadini. La tradizionale visione umanitaria dei socialdemocratici non significa che il nostro paese debba semplicemente limitarsi a spalancare le porte a tutti i rifugiati del mondo. Noi sul fronte dell’accoglienza abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte, ma ci aspettiamo che facciano lo stesso anche i nostri partner del Vecchio Continente. La sinistra occidentale pensi piuttosto a rinsaldare la sua unità nella guerra alla povertà globale, ai regimi anti democratici, all’inquinamento, alle malattie.

Eppure molti da sinistra la accusano di aver ceduto culturalmente alla destra. Cosa risponde loro?

Sbagliano. Tanti dimenticano che storicamente i socialdemocratici in Svezia hanno avuto una posizione dura sull’immigrazione irregolare e chiesto una seria governance di quella legale. Per la semplice ragione che solo così è possibile salvaguardare i sistemi di protezione sociale che consentono di aggredire, riducendole, le disuguaglianze di classe. Quello che molti dimenticano o fanno finta di non ricordare è che la destra è sempre stata pro-immigrazione perché in essa vede il miglior strumento per scardinare lo Stato Sociale e lasciare mano libera al mercato.

Che differenza c’è, dunque, tra il suo No all’immigrazione e quello di un leader politico neopopulista o di estrema destra?

L’immigrazione in sé e per sé non è un elemento che distingue destra e sinistra. Sia i primi che i secondi possono essere pro o contro l’immigrazione. La vera differenza sta nella visione del mondo e della società che sta dietro le rispettive scelte. E in particolare sul modello sociale, su come regolare il del mercato del lavoro o, solo per fare un altro esempio, sulle questioni di genere. Un socialdemocratico vero e sincero deve essere seriamente preoccupato se un mal funzionante modello di immigrazione mette a rischio la pace sociale (estremismo religioso, criminalità etc), i diritti delle donne, i redditi dei lavoratori autoctoni, la qualità delle prestazioni e dei servizi socio-assistenziali.

La sinistra deve e può battersi per una società migliore. Ma se continua a non guardare in faccia la realtà temo che gli elettori continueranno, sempre più numerosi, a voltargli le spalle.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

Iscriviti alla newsletter: