Le quote di Macron finiranno come quelle di De Gaulle

Sull’immigrazione economica Macron ricalca le orme di De Gaulle. Infatti la sua recente proposta di introdurre un sistema di quote annuali per selezionare la manodopera richiesta dalle aziende ricorda da vicino quella avanzata dal Generale nel Secondo Dopo Guerra.

In entrambi i casi la ratio è identica: affermare una politica dell’immigrazione all’interno dello Stato-Nazione, assegnando a una sorta di politburo il potere di individuare dall’estero gli immigrati utili (de bons éléments, amava ripetere De Gaulle) all’economia nazionale. All’epoca l’ambizioso progetto si infranse di fronte alla galoppante e cangiante domanda di manodopera di un’industria in pieno boom economico. Al punto che la stragrande maggioranza degli imprenditori, per assumere nuovi immigrati bypassò il farraginoso iter burocratico ideato da De Gaulle e si affidò al mercato nero, favorendo persino l’ingresso illegale di molti stranieri.

È questo il destino che attende anche la proposta di Macron? Risposta scontata: assolutamente sì. Tanto più che oggi, rispetto a mezzo secolo fa, l’immigrazione, come i beni, i servizi e i capitali, è ormai una componente strutturale della moderna globalizzazione. Verità che i governi fanno finta di non vedere e continuano a trattarla come materia di esclusiva competenza nazionale. Con il risultato che mentre ciascuno difende a piè fermo, le quote di Stato, è il mercato che silenziosamente impone al sistema le sue ferree leggi.

Ecco perché – ammoniva Patrick Weil nelle prime monumentali pagine de La République et sa diversitè – l’esperienza ha dimostrato che il metodo delle quote è quello peggiore. Per la semplice ragione che sul mercato mondiale sono le imprese, non già i poteri pubblici, a selezionare e pagare i lavoratori di cui abbisognano.

La cosa più curiosa, però, è che, secondo alcuni raffinati osservatori, Macron sarebbe consapevole di tutto ciò. Avrebbe, tuttavia, deciso di tirare dritto nel disperato tentativo di dare un segnale di fermezza a un’opinione pubblica sempre più intollerante verso i nuovi arrivati ed evitare, alle presidenziali del 2020, un’emorragia di voti a favore di Marine Le Pen e del suo Fronte Nazionale. Se così fosse, viene da chiedersi perché gli elettori dovrebbero preferire la copia all’originale.