L’economia italiana stagna, le rimesse aumentano

L’economia italiana stagna, ma quella sommersa va a gonfie vele. Soprattutto grazie al plus valore che gli imprenditori (autoctoni e non) ottengono dallo sfruttamento a basso prezzo della manodopera straniera irregolare e poco qualificata.

Solo così si spiega l’apparente anomalia di un’Italia a crescita zero, disoccupazione alle stelle, ma con un clamoroso boom di rimesse che gli immigrati inviano nei paesi di origine. Secondo Banca d’Italia, infatti, nel 2018 il flusso di denaro che la popolazione straniera residente, legalmente e non, nella Penisola ha inviato a casa è salito a €5,8 miliardi (+17% rispetto al 2017). E nella prima metà del 2019 segna già un ulteriore +2%.

Insomma è come se vivessimo su un iceberg: c’è poco sopra e moltissimo sotto. Ed è proprio negli abissi del macro-mondo economico italiano che gli invisibili, cioè gli immigrati irregolari impiegati in nero, hanno un ruolo cruciale. Per la semplice ragione che in un sistema produttivo che sembra non volere saperne di innovazione e nuove tecnologia, buona parte del profitto è assicurato dalla “spremitura” della bassa manovalanza.

Questo spiega perché i business men nostrani siano tra i principali azionisti della robustissima e trasversale lobby pro-immigrazione in Italia. Che negli ultimi due anni, per una singolare eterogenesi dei fini, sembra aver tratto vantaggio proprio dall’arcigno sovranismo della politica sull’immigrazione dell’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Perché la sua decisione di abolire il permesso di soggiorno umanitario che ha trasformato in clandestini i tantissimi che ne erano in possesso (senza però preoccuparsi di rimpatriarli) ha ingrossato le fila delle braccia straniere a disposizione del mercato nero della manodopera. Una verità confermata dal fatto che la top list delle nazioni destinatarie delle rimesse inviate dall’Italia nel 2018/2019 coincide con quella da cui proviene il maggior numero di richiedenti asilo.

Allo stato dei fatti viene dunque il sospetto che gli immigrati di cui, come da tante parti si sostiene, l’economia italiana avrebbe oggi disperato bisogno sono, in maggioranza, quelli richiesti dalla nostra floridissima economia sommersa: dequalificati,  irregolari e sotto pagati. Una verità confermata amaramente dal fatto che la leadership europea dell’industria del pomodoro è appannaggio dei grigi Paesi Bassi anziché di quelli assolati del Bel Paese. Visto che nei primi la produzione è di 144 mila tonnellate di pomodori ogni 260 ettari: dieci volte maggiore di quella “nostrana”. La formula del loro successo? Immigrati stagionali regolari, niente lavoro in nero e costante innovazione nei mezzi di produzione. .

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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