L’emigrazione egiziana tra economia e politica

L'Egitto, con i suoi 97 milioni di abitanti, è il più popoloso paese del mondo arabo e il maggior fornitore di manodopera del Medio Oriente. La terra dei Faraoni, però, è anche punto di partenza ed arrivo dell’immigrazione dell’area mediorientale ed africana. Un recente studio del Migration Policy Institute cerca di spiegare la complessità del fenomeno in un contesto geopolitico instabile.

A oggi sono più di 6 milioni gli egiziani che vivono nell’area MENA (Middle East and North Africa), principalmente in Arabia Saudita Giordania e Emirati Arabi Uniti. L’emigrazione egiziana ha una storia antica. Infatti molti professionisti della terra dei Faraoni si trovano in tutto il mondo arabo già dalla fine dell’Ottocento. Ma è con la presa del potere da parte dei Liberi Ufficiali nel 1952, anno della rivoluzione nasseriana, che il regime fa dell'emigrazione uno strumento di soft-power a sostegno della sua politica estera. Da notare, però, che rispetto al passato, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso a emigrare sono in maggioranza non più professionisti ma lavoratori poco qualificati attratti dall'occupazione nei Paesi Opec. Inoltre, nello stesso periodo, la rinascita dell’Islam politico spinse miglia di cristiani coopti a cercare salvezza in Occidente. Attualmente si calcola che siano non meno di 3 milioni gli egiziani che vivono e lavorano in Europa, Nord America e Australia, dove hanno formato vivaci comunità della diaspora. E che contribuiscono in maniera determinate all'economia del Paese. Infatti secondo la Banca Mondiale le rimesse degli immigrati superano i 20 miliardi di dollari l’anno e valgono il 10% del Pil.

Ma al di là del valore economico, l’emigrazione di manodopera ha da sempre rappresentato un'importante valvola di sfogo per il governo egiziano, costretto a fare i conti con la sovrappopolazione e l’alto tasso di disoccupazione. La vera novità di oggi è che l’Egitto è divenuto anche meta di immigrazione dall'Africa subsahariana e terra di approdo dei profughi in fuga dal Medio Oriente in fiamme. Una situazione sociale esplosiva che però il generale Al-Sisi ha saputo sfruttare a suo favore. Bloccando le partenze dei barconi il nuovo Faraone ha di fatto aumentato il valore strategico dell'Egitto agli occhi dell'Unione europea, disposta a pagare pur di non ricevere altri immigrati.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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