L’Europa non sa che fare con i minori stranieri non accompagnati

I minori stranieri non accompagnati sono ormai un rompicapo europeo e non più solo italiano. Basta vedere, al riguardo, quello che accade in Francia. Che, spiega in un lungo e dettagliato reportage Le Monde, è alle prese con una difficile, tormentata discussione sulla loro assistenza. E sul nomadismo di questo esercito di giovani stranieri, spesso poco più che bambini, verso le aree del Paese dove è per loro più facile ottenere protezione ed evitare il rischio espulsione.

Un problema che, com’è ovvio, non è solo di natura finanziaria. Tanto è vero che in un loro recente documento i Dipartimenti (le nostre Regioni), che oggi si fanno carico dell’accoglienza, hanno sollecitato il governo a mettere mano ad una drastica revisione dei sistemi di valutazione oggi in vigore sul riconoscimento del loro status. Una richiesta resa urgente dal fatto, ad esempio, che nel solo 2017 su 50mila domande presentate solo 15mila sono state quelle ritenute con i requisiti necessari per essere accettate. E beneficiare dell’accesso all’alloggio, all’istruzione e al lavoro.

E così mentre i centri di accoglienza esplodono, di pari passo le strade si riempiono di giovani “diniegati” che cercano in qualche modo di sfruttare la disomogeneità con cui la loro condizione viene valutata nelle diverse regioni del paese alimentando il nomadismo da un territorio all’altro. Non a caso è proprio questo il problema più serio sollevato dal documento inviato dall’Assemblea dei Dipartimenti al primo ministro Edouard Philippe. Proprio nel momento in cui si è fatta più aspra la discussione, all’interno della stessa maggioranza, sulla nuova, controversa legge su immigrazione e asilo.

Un’iniziativa decisa dagli amministratori locali per protestare contro l’indifferenza dei responsabili centrali sulle difficoltà che la gestione di questi minori pone alle autorità regionali. Ponendo una semplice ma cruciale domanda su chi si deve occupare, e finanziare, di dare loro accoglienza: il Governo centrale o i Dipartimenti ? Se il compito è locale allora vanno garantire alle regioni i finanziamenti necessari per poter adempiere, al meglio, a questo compito. Se, invece, è dell’amministrazione centrale allora vanno centralizzati e standardizzati sia il sistema dell’accoglienza che quello delle procedure di valutazione delle domande presentate.

Un problema, però, che non ha solo la Francia. Nel 2017, ad esempio, la Svezia è stata scossa da un’ondata di suicidi di giovani stranieri appena maggiorenni. Molti dei quali, giunti lassù con la grande ondata di rifugiati che ha sconvolto l’Europa nel 2015, di fronte alla prospettiva di essere rimpatriati hanno preferito mettere fine alle loro esistenze. Casi estremi, certo, ma anche una macroscopica e dolorosa conferma della necessità di trovare per questa delicatissima nuova galassia della moderna immigrazione una accettabile e rapida soluzione.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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