L’Europa sbaglia a non difendere i “Windrush”

Lo scandalo Windrush che sta scuotendo la Gran Bretagna e fatto traballare il governo di Theresa May, rappresenta una minaccia anche per i cittadini Ue. E sì perché le restrizioni imposte dalle recenti leggi sull'immigrazione, il cui unico obiettivo è quello di creare un “ambiente ostile” agli stranieri, si sa dove cominciano ma non si sa dove finiscono.

Un passo indietro nella storia serve a capire chi è la “generazione Windrush” minacciata oggi di espulsione. Il nome deriva dalla nave arrivata in Inghilterra dalla Giamaica nel 1948 con a bordo centinaia di immigrati. Dopo la Seconda guerra mondiale venne infatti concesso agli abitanti delle ex colonie di trasferirsi in Gran Bretagna per contribuire alla ricostruzione. E così nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta si verificò una immigrazione di massa dall'ex Impero, continuata anche nei decenni successivi. Il problema è che molti di loro non hanno mai preso la cittadinanza britannica, e nel Regno Unito non esiste un’anagrafe né carte di identità. Quindi ci sono migliaia se non milioni di persone che hanno trascorso tutta la vita nel Paese, lavorato, pagato le tasse, ma che tecnicamente risultano irregolari.

Vale la pena ricordare che negli ultimi anni Downing Street, quando Theresa May era ministro dell’Interno di Cameron, ha adottato il pugno di ferro contro l'immigrazione. Pensando così di accontentare un’opinione pubblica sempre più intollerante verso i foreigners. Un’ostilità che ha finito per influenzare pesantemente il referendum sulla Brexit. Ragione per la quale se Londra si spinge fino al punto di ritenere legittima l’espulsione dei figli e dei nipoti degli ex sudditi dell’Impero, non c’è da stupirsi se da qui al 2021 rischiano di finire nel mirino anche i cittadini dei Paesi una volta alleati nell’Ue.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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