L’Europa vacilla: rischia il ko?

Morì di risposte nazionali alle crisi globali. È forse questo l’epitaffio ideale per spiegare ai posteri il decesso dell’Unione Europea nell’anno domini 2020. Una morte, sarà il caso di farlo ben presente nell’iscrizione lapidaria, non improvvisa. Ma figlia di una lunga e straziante agonia aggravata nel 2015 dall’emergenza profughi ed oggi dalla pandemia in corso.

Negli anni Novanta del secolo scorso gli Stati europei hanno a lungo cenato e straviziato spensieratamente insieme. Madesso che la globalizzazione chiede di pagare il conto, nessuno è disposto a condividere le spese. È un fuggi, fuggi generale. Chacun pour soi, dieu pour tous, insomma. Di qui il rapido e progressivo deterioramento dei pilastri della nostra Unione.

La libera circolazione delle persone, cioè gli accordi di Schengen, è stata sospesa ieri unilateralmente da stati fondatori come la Germania, lo stesso era avvenuto durante la crisi migratoria di cinque anni fa. La libera circolazione delle merci è a sua volta minacciata da un crescente numero di paesi che, per timore di averne bisogno, ostacolano il traffico doganale di prodotti sanitari (mascherine, camici, etc.) richiestissimi per assistere i pazienti affetti da Coronavirus. La Presidente della Banca Centrale Europea ha gettato benzina sul fuoco dei mercati finanziari dichiarando di guidare un’istituzione che non può fare niente contro lo spread che aumenta in paesi come l’Italia. La politica estera e di difesa dell’UE è al lumicino al punto che sulle guerre civili a un passo da casa nostra, Libia e Siria in testa, non è in grado di intervenire né diplomaticamente, né militarmente. La politica interna europea non è riuscita a imporre un piano equo e solidale per la gestione e la ripartizione dei flussi migratori, soprattutto di rifugiati che in queste ore premono sul corridoio balcanico mentre mezza Europa fa spallucce.

È solo una sintesi incompleta della cartella clinica della paziente UE appena collassata. Con essa, però, non muore la globalizzazione. Agli statarelli europei divisi e felici toccherà per questo l’onere di intessere relazioni e alleanze con le grandi potenze che continueranno a giocare la partita alla quale noi, invece, abbiamo rinunciato.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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