Lezione di tedesco sui rifugiati

La lezione che arriva dalla Germania, o meglio dalla sua regione del Baden-Württemberg, dovrebbe far riflettere un po’ tutti. Europei e non. Il Land, tra i più industrializzati del Vecchio Continente, sta infatti vincendo alla grande una sfida che altrove sembra impossibile: l’integrazione dei rifugiati. Questo che è il cuore pulsante dell'industria tedesca e la patria dei colossi automobilistici Mercedes e Porsche e delle multinazionali Bosch, SAP e BASF, ha fatto bingo puntando sul loro lavoro. Un caso unico per la Germania che nel biennio 2015-2016, nel pieno della crisi migratoria, ha accolto con grande generosità più di un milione di profughi ma che oggi fa i conti con la crescente insofferenza di molti autoctoni nei loro confronti. Come dimostra l’avanzata del partito di estrema destra Afd (Alternative für Deutschland), soprattutto nei territori orientali ex comunisti.

Un’onda nera che, invece, sembra non riguardare il Baden-Württemberg. Dove tutti i sondaggi danno l’Afd in costante calo. Proprio perché la narrazione anti-immigrati è stata sconfitta dalle buone pratiche per l’integrazione. Tanto da richiamare negli USA l’attenzione del sito giornalistico online Ozy. E che per la sua emblematicità merita di essere raccontata. La Germania, così come l’Italia, è uno dei Paesi europei più in crisi dal punto di vista demografico. L'invecchiamento della popolazione tedesca porterà, da qui ai prossimi anni, a una carenza di lavoratori stimata in oltre un milione di unità. Partendo da questo dato le autorità di Stoccarda hanno capito prima e meglio di altri l’opportunità di investire su immigrati e rifugiati. E grazie al coinvolgimento di attori pubblici, privati e Ong, sono riuscite a mettere a frutto con rara efficienza le risorse messe a disposizione dai programmi federali per l’integrazione. Organizzando, oltre ad ottimi corsi di lingua e di formazione professionale, anche interventi mirati a favore di donne, minori e individui particolarmente vulnerabili. Assicurando a tutti con il sostegno della Caritas di Stoccarda una accettabile sistemazione abitativa.

Un bacino di manodopera certificata a cui stanno attingendo sia i colossi dell’industria tedesca sia le piccole aziende. Ultima in ordine di tempo la Deutsche Bahn (le ferrovie tedesche). Che per fare fronte alla crescente mancanza di macchinisti per i suoi convogli ha messo in piedi dal mese scorso uno speciale corso di addestramento tra richiedenti asilo della regione. Che concluso il periodo di tirocinio e superato il test finale quando saliranno alla guida di una locomotiva guadagneranno 3mila euro al mese. È questo l'ultimo esempio dell'approccio out-of-the-box del Land. 30 anni dopo la caduta del muro di Berlino, il Baden-Württemberg sta dimostrando che il ruolo pubblico resta fondamentale per una giusta integrazione degli “stranieri”. Che da minaccia possono, invece, diventare una preziosa risorsa. Perché, allora, come maliziosamente si chiede Ozy, il Baden-Württemberg, che per dimensioni non supera il piccolo stato americano del Maryland, ha accolto da solo nel 2018 11.000 immigranti mentre gli Stati Uniti a livello nazionale pensano di non poterne “sopportare” più 18.000?

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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