Li inchioda sui clandestini e taglia i regolari

Nella guerra sull’immigrazione i dati sembrano dare ragione a Trump. E alle sue promesse elettorali. Visto che, come spiega un lungo e dettagliato articolo di prima pagina del Washington Post di martedi scorso 3 luglio, mentre cala l’immigrazione illegale “ he is changing the face of legal immigration”.

Una novità sottovalutata da molti figlia del discusso stop (di recente avallato da una sentenza della Corte Suprema) agli arrivi dei rifugiati e degli immigrati legali dai paesi musulmani (-1/3) sommato alla drastica riduzione di quelli provenienti dalle maggiori nazioni dell’immigrazione “storica” americana: Cina, India, Filippine, Vietnam. A cui va aggiunto il 15% in meno dei permessi ufficialmente riservati al continente africano.

Un giro di vite che nei due anni della presidenza Trump, in parallelo alla qualità, ha però riguardato anche la quantità dell’immigrazione regolare made in US. Con una sforbiciata, mai avvenuta in passato, non solo del numero dei visti temporanei degli stranieri altamente qualificati e stagionali, ma persino di quelli permanenti (-12%) e dei ricongiungimenti familiari. Questa operazione, anche se i numeri in una materia come l’immigrazione contano, eccome contano!, va soprattutto valutata per il modo con cui è stata condotta. Sfruttando quella che potremmo definire una strategia “del doppio binario”.

La Casa Bianca, infatti, inchiodando per mesi l’attenzione politica dell’opposizione democratica e dello stesso Congresso in un estenuante, rumoroso braccio di ferro sull’immigrazione illegale (e il trattamento riservato ai clandestini di ogni razza ed età), ha potuto tranquillamente usare l’amministrazione per tagliare quella legale. Ordinando agli addetti dell’immigration di apporre sulle pratiche di ammissione degli stranieri meno yes e più no.

Una procedura silenziosa quanto efficace che, per usare le parole degli analisti liberal del Migration Policy Institute, proprio perché “gone largely unnoticed” è riuscita, prendendo molti di contro piede, a mettere mano alla politica dell’immigrazione facendo a meno della politica. Il che, comunque la si giudichi, non è cosa da poco.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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