L’immigrazione circolare meglio della sanatoria

C’è forse un’alternativa al o no alla sanatoria degli immigrati che divide la politica italiana. Il tema è serissimo, soprattutto per il nostro Paese dove impiegare in nero manodopera straniera illegale è un consolidato vizio nazionale che nell’era del Covid-19 può essere micidiale.
Come?
Con una soluzione pragmatica sulla quale prima dell’emergenza sanitaria aveva cominciato a ragionare un gruppo di esperti e di associazioni di categoria guidato da Giovanni Salvi. Con la mission di sondare vie praticabili contro il sommerso senza calpestare le leggi sull’immigrazione con cicliche sanatorie, come abbiamo fatto da trent’anni a questa parte.

Il risultato è un modello, improntato ai princìpi dell’immigrazione circolare, che propone un patto tra le diverse parti in causa, quantomeno nei settori stagionali.

Lo Stato italiano, sulla base di liste proposte dagli imprenditori, si impegnerebbe a legalizzare temporaneamente gli irregolari, ma sub condicione. Questi ultimi, infatti, esaurito il periodo di lavoro stagionale, si impegnerebbero a rientrare nei Paesi di origine con la garanzia di un visto pluriennale di reingresso in Italia. Seguendo inoltre una logica premiale, chi rispetta le regole, sul lungo periodo potrebbe ottenere, un permesso di soggiorno permanente. Mentre chi le viola rischierebbe di perdere lo status legale acquisito. È una ricetta che risponde a quattro esigenze.

La prima, gli immigrati avrebbero un contratto regolare, anche a tempo indeterminato ma solo per un tot di mesi l’anno; uno stipendio e condizioni abitative dignitose; si sottrarrebbero alla morsa dei caporali; passerebbero più tempo a casa senza l’ansia di non riuscire a rientrare in Italia.

La seconda, gli imprenditori potrebbero contare su una manodopera stabile, competente e di fiducia, evitando ciclicamente di dover investire sulla formazione di nuovi impiegati. Per capire quanto sia importante questo punto, è sufficiente ricordare che oggi il Presidente di Confagricoltura ha dichiarato che alcuni imprenditori si stanno organizzando per fare arrivare dal Marocco, con voli charter a loro spese (€430 a persona) braccianti con cui hanno già lavorato che peraltro dovranno stare fermi 14 giorni a causa della quarantena.

La terza, si eviterebbe agli imprenditori onesti di subire la concorrenza sleale dei colleghi che non rispettano né il sindacato, né le leggi del lavoro.

La quarta, tra le fasce vulnerabili della popolazione autoctona potrebbe cambiare la percezione degli immigrati. Non li vedrebbero più come degli illegali premiati e assistiti con risorse pubbliche. E neanche come concorrenti sleali perché i nuovi arrivati, a differenza di oggi, non accetterebbero modeste retribuzioni in nero che abbassano il livello generale del costo del lavoro.

Intendiamoci, è una proposta perfettibile, da approfondire e affinare. Sarebbe, ad esempio, lo Stato o gli imprenditori a farsi carico delle spese per i viaggi oppure per le abitazione degli stagionali circolari? È di questo, e altri dettagli, che vorremmo dibattere. Ma il fracasso dello scontro fra estremisti securitari ed estremisti umanitari, non lascia spazio ad altre voci.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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