L’immigrazione circolare sconfigge quella illegale

La migrazione circolare come antidoto all’immigrazione illegale. Grazie a una formazione professionale capace di contribuire allo sviluppo dei Paesi di origine. È questa la proposta innovativa per la governance dell’immigrazione alla base del progetto MENTOR (MEditerranean Network for Training Orientation to Regular Migration). Una partnership tra Comune di Milano, Comune di Torino e Agenzia Piemonte Lavoro, in collaborazione con Anolf Piemonte. Che in questi giorni vede impegnati 14 ragazze e 5 ragazzi, provenienti da Marocco e Tunisia, in un tirocinio di tre mesi presso aziende delle aree metropolitane di Torino e Milano. Per capire come funziona questa iniziativa West ha intervistato Giulia Miccichè, Project Manager di MENTOR.

Su che base è avvenuta la selezione dei 19 ragazzi e perché la scelta di Marocco e Tunisia?
La scelta di Marocco e Tunisia è dovuta al fatto che si tratta di contesti locali in cui è stato realizzato un precedente progetto (SALEMM) che ha permesso di costruire reti di stakeholder istituzionali e non, fondamentali per la realizzazione del progetto. Si tratta di nazioni di migrazione “storica” verso l'Italia, in particolare nelle aree di Torino e Milano. La selezione dei ragazzi è stata condotta con un Bando (scaricabile dal sito) che con i partner locali e internazionali ne hanno fissato i criteri: titolo di studio, settore di esperienza, età, progettualità post-tirocinio.

Quali sono i settori e le aziende in cui i giovani immigrati sono impiegati? E come potranno mettere a frutto nei loro Paesi l’esperienza di questi mesi?
I settori sono stati individuati sulla base di uno studio preliminare che ha consentito di evidenziare gli ambiti produttivi, in termini di innovazione e potenzialità di sviluppo, più promettenti per Marocco e Tunisia. Le aziende che ospitano gli stagisti operano in diversi settori: energie rinnovabili, agroalimentare e ristorazione, ICT e innovazione digitale e tecnologica, architettura e design, metallurgia, ricerca sociale, automazione industriale, automotive, farmaceutico, logistica. Come ho detto sopra, i giovani si sono candidati già con un progetto post-tirocinio, che nel corso dell'esperienza in Italia in molti casi si modifica per via delle conoscenze che si stanno acquisendo in azienda, ma soprattutto per le relazioni che si stanno stabilendo al suo interno che permetteranno per alcuni di stabilire delle collaborazioni con le aziende ospitanti anche dai Paesi di origine. Per altri, si tratterà in ogni caso di individuare elementi di innovazione che i giovani potranno utilizzare nei loro futuri percorsi professionali o imprenditoriali.

Come evitare il rischio che gli immigrati coinvolti nel progetto, una volta in Italia, decidano di non tornare più nei loro Paesi?
Abbiamo lavorato molto sulla responsabilizzazione dei candidati già prima della partenza, nei confronti dei loro pari e delle istituzioni che li stavano accompagnando in un'esperienza unica, purtroppo irrealizzabile per molti altri giovani che pur talentuosi non hanno i giusti contatti con aziende italiane o le risorse economiche necessarie  per partire. Ci siamo fidati di loro e abbiamo avuto conferma che non sono interessati a rimanere illegalmente qui da noi. Soprattutto se ci fosse la possibilità di ritornare un domani in Italia, dopo aver intrapreso un percorso professionale nei loro Paesi. Sta qui la chiave che garantisce il successo alla mobilità circolare.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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