L’immigrazione consegna l’Andalusia alla destra

Nell'ultimo anno la Spagna è diventata la principale porta d’accesso degli immigranti che raggiungono l’Europa via mare. E il sistema di prima accoglienza è ora al collasso. In particolare quello per i minori non accompagnati. Che lo scorso anno, secondo i dati del ministero dell’Interno spagnolo, sono stati 12.500. Un esercito di ragazzi, per l'80% marocchini di età compresa tra 16 e 18 anni. Ma non mancano anche casi di bambini soli. Ad accendere i riflettori su questa nuova emergenza è stato il quotidiano francese Le Monde [1]. Che ha raccontato le storie di questi giovani in fuga. Storie fatte di disperazione e speranza. Lasciare la famiglia, il proprio Paese rappresenta una scelta ineludibile. Dinanzi alla mancanza di prospettive economiche e lavorative, l’unica alternativa è tentare l’approdo in Europa. Un miraggio, che spesso si trasforma in incubo.

Ma il richiamo è troppo forte. E sempre più famiglie africane, nella speranza di un futuro migliore, inviano bambini o adolescenti soli in Spagna. Per migliorare la loro assistenza, il governo socialista di Pedro Sanchez ha stanziato un fondo di 40 milioni di euro. Di cui il 70% è andato alla sola Andalusia, la regione più colpita dall'ondata di sbarchi. Anche perché le comunità autonome della Spagna, tranne rare eccezioni, non hanno partecipato allo “sforzo” per la redistribuzione degli immigrati. Soprattutto di quelli minori non accompagnati. L’Andalusia, travolta da un flusso migratorio senza precedenti, è riuscita a organizzare in qualche modo l’accoglienza: ma a caro prezzo. Infatti la regione da sempre governata dai socialisti, con le elezioni dello scorso dicembre è passata al centrodestra. Grazie all'inatteso e preoccupante exploit del partito di estrema destra, xenofobo e anti-immigrati, Vox.