L’immigrazione dà e toglie

E’ proprio vero che per la politica l’immigrazione rappresenta un terremo molto scivoloso. Peggio, un’arma a doppio taglio. Che può fare vincere le elezioni ma se abusata trasformarsi in un nonnulla in una pericolosa buccia di banana. Basta vedere, al riguardo, quello che sta accadendo negli USA. Dove, anche se al momento nessuno può con certezza dire come finirà il braccio di ferro ingaggiato da Trump con l’opposizione democratica, di certo è che il suo incaponimento sul Muro anti clandestini al confine del Messico si sta trasformando,con il passare dei giorni, in una trappola. Assai costosa elettoralmente.

Secondo l’ultima rilevazione CBS News, infatti, il suo grado di gradimento nell’opinione pubblica statunitense è sceso, come mai dall’insediamento alla Casa Bianca, ben al di sotto del 40%. Una tendenza al ribasso che negli stati del confine meridionale del paese, direttamente interessati al “muro si, muro no”, si sta trasformando per il suo partito in una vera e propria Caporetto. Tanto è vero che nelle ultime elezioni di midterm svoltesi alla fine dello scorso novembre i democratici sono riusciti a conquistare quasi tutti i seggi parlamentari in ballottaggio. Non solo in Arizona e nell’Orange Country della California del sud ma, cosa che non avveniva da quasi 37 anni, nel super conservatore e da sempre repubblicano New Mexico. Insomma l’immigrazione non dà sempre e comunque. Perché quando viene meno la ragionevolezza toglie e di brutto.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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