L’immigrazione mette in subbuglio il Maghreb

Non solo Trump. L’ossessione del muro sembra aver contagiato anche l’anziano e malatissimo presidente algerino Bouteflika. Il governo di Algeri ha, infatti, dato il via libera alla costruzione di una barriera lunga quanto tutti gli sterminati confini terrestri. Un muro di 6.343 chilometri, che con trincee e fossati scavati nel deserto, dovrebbe proteggere il Paese dagli immigrati e dalle minacce provenienti dalle sette nazioni confinanti (Tunisia, Libia, Niger, Mali, Mauritania, Sahara Occidentale, Marocco). Droga, armi, traffico di esseri umani e terrorismo islamico corrono lungo le carovane del Sahara. Un intreccio pericoloso tra business e criminalità. Di qui il senso di un assedio: a est la minaccia jihadista, a ovest gli eterni e difficilissimi rapporti con il Marocco, a sud le colonne di immigrati dell’Africa subsahariana che risalgono il Sahel.

Una pressione che ha fatto scattare l’allarme. La verità è che il blocco della rotta del Mediterraneo centrale e quello con il confinante regno marocchino hanno trasformato l’Algeria in una sorta di collo di bottiglia. Dove, in un crescente clima di diffidenza verso “lo straniero”, come denunciano alcune ong locali, ogni anno arrivano 90mila immigrati illegali (500 al giorno).

L’efficacia dei muri, però, è tutta da dimostrare. Come testimonia la situazione a Ceuta e a Melilla, i due avamposti spagnoli in Marocco. Qui la fortificazione dei confini esiste, ma costituisce un ostacolo del tutto relativo. La Spagna, infatti, è diventata la destinazione principale dei flussi di immigranti diretti verso il Mediterraneo (60mila nel solo 2018). Ma a differenza del caso italiano, qui non serve tentare la traversata, visto che per entrare in Europa basta mettere piede a Ceuta o a Melilla. Esattamente come hanno fatto a migliaia negli ultimi due anni. Convincendo Mohammed VI che, come maliziosamente scritto dal Financial Times, con nuove e più efficaci misure di sicurezza avrebbe potuto ottenere dall’Europa contropartite finanziarie sul modello dell'accordo con la Turchia nel 2016.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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