L’immigrazione non è come la pioggia: può essere governata

Alessandro Marrone è ricercatore esperto di Difesa e Sicurezza all’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma. Lo abbiamo intervistato sull’attualità dell’immigrazione nel Mediterraneo.

1) Che nel 2018 gli sbarchi nelle nostre coste siano diminuiti è un dato oggettivo. Ma nell'articolo pubblicato lo scorso 5 gennaio dall'Istituto Affari Internazionali, lei arriva a conclusioni che hanno il sapore dell'Uovo di Colombo. Puoi spiegare il perché ai nostri lettori?

Gli sbarchi hanno iniziato a calare da luglio 2017 quando il ministro degli Interni Minniti ha ridotto le attività di soccorso in mare italiane e limitato quelle delle ONG, stringendo inoltre accordi con gli interlocutori libici per filtrare i flussi migratori. Un calo che si è ulteriormente accentuato con le decisioni del nuovo inquilino del Viminale Matteo Salvini di chiudere i porti italiani a tutte le navi delle ONG che prestassero soccorso in mare ai migranti. Bene. Visto che negli ultimi 18 mesi non si sono arrestate tutte quelle che vengono indicate come le fondamentali cause dell'immigrazione via Italia verso l'Europa (conflitti, persecuzioni, povertà, cambiamento climatico etc.), la variabile decisiva che è cambiata drasticamente è stata la gestione dei confini italiani da parte dello stato. Ed è stata sufficiente a ridurre gli sbarchi nel 2018 del 86% rispetto al 2016, e del 80% rispetto al 2017.

2) Visti i dati di cui sopra, è possibile sostenere che la strategia del Ministro degli Interni Salvini è vincente. Ma da vincitore non faceva bene a spiazzare tutti con un atto di clemenza aprendo i nostri porti ai 49 immigrati che ormai da due settimane navigavano nel Mediterraneo a bordo dell'imbarcazione della Ong Sea Watch?

Al di là della decisione specifica sulla Sea Watch, la strategia di Minniti e poi, soprattutto, quella  di Salvini sono state vincenti anche perché hanno riaffermato il principio in base al quale la decisione di ammettere o meno sul territorio nazionale un cittadino extra-UE, è di competenza assoluta dello Stato. Non delle ONG, di privati cittadini, dell'ONU o degli enti locali. Spetta all'autorità politica nazionale eletta dai cittadini. Finché questo principio è riaffermato resistendo alle pressioni esterne e interne, la strategia rimarrà vincente nel ridurre gli sbarchi.

3) Tempo fa, intervistato dal nostro giornale, Il Prof. Giovanni Orsina, ha segnalato che ci sono forze e persino governi che usano strumenti e norme della civiltà occidentale (es. obbligo di salvataggio in mare di chiunque sia in pericolo di vita) contro lo stesso Occidente. Qual è la sua opinione?

L'Occidente come civiltà basata su determinati valori, una propria storia ed evoluzione sociale, per natura è tollerante, pluralista, democratica, liberale, rispettosa della diversità di idee e opinioni. Questa è la sua grande forza. Ma così corre anche il rischio di consentire una strumentalizzazione delle sue libertà alle forze contrarie ai valori occidentali che così tendono a far valere le loro ragioni. Sì tratta di un delicato equilibrio tra apertura al nuovo/diverso e protezione dei fondamenti della civiltà occidentale, che ogni generazione ha la responsabilità di gestire.