L’immigrazione spacca la sinistra tedesca

L’immigrazione ha letteralmente lacerato quel che resta della sinistra dura e pura tedesca. Riunita a congresso lo scorso weekend a Lipsia per il rinnovo dei vertici di partito, la Linke (parente di ciò che fu da noi Rifondazione Comunista) si è, infatti, spaccata in due sulla politica migratoria. La cronaca di questo vero e proprio fratricidio è arrivata in Italia dall’edizione domenicale de Il Manifesto con un reportage super equilibrato (quasi ai limiti del cerchiobottismo) che la dice lunga su come sull’immigrazione anche la nostra sinistra non sa che pesci prendere.

Sul ring di Lipsia si sono fronteggiati, da una parte i sostenitori del Sì, senza se e senza ma, ai nuovi arrivati, capitanati dai due segretari uscenti Katja Kipping e Bernd Riexinger. Dall’altra i supporter del No-agli-immigrati-economici-Sì-ai-rifugiati, guidati dall’intramontabile Oskar Lafontaine e dalla sua compagna, capogruppo al Parlamento federale, Sara Wagenknecht.
Per i primi il principio delle frontiere spalancate per tutti è sacrosanto e intoccabile.
Per i secondi è tempo di correre ai ripari, cambiando linea a favore di un’accoglienza selettiva che tuteli il diritto d’asilo ma non quello di entrare indiscriminatamente in Germania. Per la semplice ragione che, a loro avviso, l’emorragia di elettori che alla Linke preferiscono sempre più i sovranisti di Alternative fur Deutschland (AfD), è da addebitare proprio a quella politica delle porte aperte, voluta dalla Merkel ma ben vista dalla sinistra, che nel 2015 ha portato in Germania oltre un milione di immigrati e rifugiati.

Contro questa posizione super aperturista, Sara Wagenknecht si era già pronunciata nel 2017: “non si tratta di buttare a mare le nostre posizioni, ma di realismo. Si tratta di avere a che fare con le paure delle persone con sensibilità, invece di denigrarle come razziste, disperdendo così un buon elettorato […]. Dobbiamo riconoscere che il concetto di cosmopolitismo suona in un modo per un ex-studente Erasmus, che è aperto al mercato del lavoro globale per via della sua alta qualificazione e delle sue solide competenze linguistiche, ma che ha un suono molto diverso per un disoccupato, che forse ha appena perso il suo lavoro per via della delocalizzazione aziendale in luoghi dove i salari dei lavoratori sono più bassi […]. Invece di utilizzare l’indicazione Frontiere aperte per tutti, cosa che trasmette solo paure a coloro che sono stati già a lungo colpiti dallo smantellamento dello stato sociale e dalla crescente incertezza della vita, dovremmo concentrarci sulla difesa del diritto d’asilo”.

Se questo ragionamento non vi convince, non preoccupatevi. Ad avere la meglio, sia pur di misura, è stata la corrente del “tutti dentro” che ha festeggiato la riconferma alla segreteria del partito del duo Kipping-Riexinger. Che, come direbbe Lenin, sul Che fare? Non hanno dubbi. Salvo non fare i conti con la politica e la verità, o meglio la Pravda, per usare un lessico caro a un pezzo della vecchia sinistra, che verrà fuori, tra meno di un anno, dalle prossime elezioni europee.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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