L’ipocrisia americana sui clandestini

Mentre la “carovana honduregna” inseguendo il sogno americano continua a marciare verso Nord, Trump ha ordinato all’esercito di blindare le frontiere per respingere l’invasione dei clandestini. Che in America, però, già ci sono e in non piccolo numero. Perché servono come il pane alla sua economia. Come certificano i numeri. Un database appena pubblicato dal Migration Policy Institute [1](MPI), con un dettagliato profilo di questa popolazione “di fantasmi”, stima infatti il loro numero in circa 11,3 milioni. Una galassia umana eterogenea proveniente da tutto il mondo. Per il 53% di origine messicana. A ruota seguono salvadoregni, honduregni, guatemaltechi e cinesi. Per quanto riguarda le regioni di provenienza l’Asia con il 16% supera di poco l’America Latina al 14%.

Andando più affondo nell’indagine si scopre che gli immigrati senza documenti sono, a differenza di quello che molti credono, piuttosto ben inseriti nella società statunitense. Visto che, di loro, più del il 60% vive negli Stati Uniti da più di 10 anni. Mentre una quota leggermente inferiore, il 56%, parla inglese correttamente. Inoltre uno su tre ha un figlio nato nel paese a stelle e strisce e uno su cinque è coniugato con un cittadino Usa o con un immigrato in possesso del permesso di residenza permanente. Inoltre si tratta di persone relativamente benestanti: il 40% vive ben al di sopra della soglia di povertà, il 67% ha un lavoro e più di un terzo possiede una casa di proprietà. L’economia statunitense ha bisogno di questi sans papier, in genere poco qualificati e scarsamente scolarizzati (più della metà non possiede il diploma di scuola superiore) come manodopera a buon mercato necessaria per rimpiazzare gli americani sempre meno attratti da lavori poco qualificanti e poco pagati. E, infatti, i settori che ne fanno maggiore richiesta sono l’agricoltura, l’edilizia ed i servizi di cura e quelli domestici. Ma, ecco la novità, il 28% è laureato.