Lo studioso che ha molte novità da dire sull’immigrazione

Pierre Vermeren, uno dei massimi esperti mondiali di Maghreb, ha accettato di rispondere alle domande di West. 

1) Qual è l’identikit degli immigrati e dei rifugiati che arrivano in Europa dall’Africa?

Sono in maggioranza maschi che:

-provengono da paesi in pace (fortunatamente oggi nel continente africano gli stati in guerra sono un’eccezione);

- posseggono livelli di istruzione e ambizioni superiori a quelli medi dei loro paesi d’origine;

- hanno alle spalle famiglie sufficientemente robuste economicamente per potersi permettere di affrontare gli elevatissimi costi del viaggio (migliaia di euro che finiscono nelle mani della mafia del traffico di esseri umani). Questo spiega perché non sono rari i casi nei quali più nuclei familiari, considerandolo alla stregua di un investimento, uniscono i risparmi per finanziare “la partenza” di un loro rappresentante.

2) E’ vero che sono loro la soluzione al declino demografico dell’Europa?

In astratto sì. Ma la vera risposta dipende dal modello di società e dal tipo di immigrazione che vogliamo.

Il Giappone, ad esempio, che ha i più bassi tassi di fertilità del mondo, ha deciso, scontando un drastico calo della popolazione, di farvi fronte puntando su un forte innalzamento della produttività media del Paese. Legata, soprattutto, alla massima diffusione ed utilizzazione della robotica.

Il Canada, invece, ha tradizionalmente puntato sugli immigrati qualificati.

Mentre inglesi e francesi fino all’altro ieri hanno accolto manodopera straniera da impiegare in occupazioni poco qualificati. Ma è difficile pensare che questi operai immigrati, coi loro bassi stipendi, siano in grado di sostenere, oltre alle famiglie in patria, le pensioni di quadri e dirigenti del paese ospitante.

Se questo è il quadro, saranno gli europei e le istituzioni che li rappresentano a dover scegliere. Tenendo ben presente che l’opzione Sì soltanto all’immigrazione qualificata è ottima per noi ma pessima per i paesi di origine che così perdono “cervelli”. L’unico flusso migratorio che potremmo definire neutro, perché reciprocamente vantaggioso sia per lo Stato ospitante che per quello di origine, è quello che riguarda i rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni. Che poi non sono così numerosi come talvolta si sente ripetere.

3) Come dovrebbe cambiare la politica estera UE in Africa?

La priorità è consentire un serio processo di industrializzazione degli Stati africani anziché continuare a imporre loro l’importazione ad oltranza di prodotti cinesi ed europei. Un modus operandi, il nostro, che ha distrutto industria, agricoltura e mercato del lavoro locali. Causando una disoccupazione di massa che non risparmia neanche i giovani altamente qualificati. Ecco perché molti sognano di emigrare.

Per rinascere l’Africa ha bisogno, ad esempio, di creare, al suo interno, una sorta di mercato comune. Che, però, almeno in una prima fase, deve essere protetto dalla concorrenza delle produzioni occidentali e cinesi. L’obiettivo è che i consumatori africani - presto supereranno 2 miliardi - acquistino sempre più prodotti e servizi made in Africa.

A questo, inutile dirlo, va affiancato un maxi piano di formazione in tutti i campi, soprattutto quello sanitario.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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