L’UE tace, i trafficanti di esseri umani ne approfittano

Il boom di immigrati (10.500) approdati negli ultimi quattro giorni sulle nostre coste ha tutte le caratteristiche di una nuova, ennesima sfida lanciata dai trafficanti di esseri umani all’impotenza europea. Preso atto del nulla di fatto del Consiglio UE della settimana scorsa i loro capi si devono, infatti, essere chiesti: perché non approfittarne? Per continuare, indisturbati e impuniti, ad organizzare, a getto continuo, migliaia di partenze dalla Libia verso l’Italia ( 70 mila  solo dall’inizio dell’anno: : +26% rispetto allo stesso periodo del 2016.).

La verità è che per loro, tenuto conto che sono chiuse sia la via spagnola (Madrid, infatti, può contare, sia pure a pagamento sulla “diga-Marocco” per arginare gli arrivi dall’Africa sub-sahariana), sia quella greca (Atene grazie all’accordo UE-Turchia del 2016 si avvale del prezioso ruolo dell’odiatissima Istanbul per bloccare i flussi in arrivo dal martoriato Medio Oriente), il nostro Paese è restato l’unica alternativa utile per gli ingressi via mare verso il Vecchio Continente.

Stando così le cose, si dimostra per lo meno falso, e infondato, l’argomento ripetuto da molti secondo cui i flussi migratori, come la pioggia, non si possono gestire né fermare. Parliamoci chiaro. Roma, a differenza di Atene e Madrid, è sotto assedio non per  colpa del destino cinico e baro ma di due precise ragioni politiche.

La prima: le divisioni politiche che paralizzano Bruxelles e penalizzano l’Italia. Prova ne è il fatto che sull’imperiosa pressione della Germania, preoccupata dall’escalation degli arrivi nel 2015 dalla rotta balcanica (oltre 1 milione), l’UE ha imposto un alt con un costoso ( 6 miliardi di euro) ma efficace accordo con la Turchia. Esattamente quello che si dovrebbe fare, ma non si fa, per la rotta del Mediterraneo aprendo una trattativa con i paesi del Nord Africa dai quali passano e partono le carovane destinate al Bel Paese.

La seconda: la pressione di una attiva, trasversale e variegata lobby interna pro-immigrazione di cui, nel bene e nel male, sono espressione le imbarcazioni delle Ong che operano nel Mare Nostrum. Una galassia politico-culturale che alla difesa dei confini antepone il credo delle porte aperte. Sempre e comunque. Facilitando, di fatto, il lavoro dei trafficanti di esseri umani. Tant’è che a Lampedusa, come ha di recente sostenuto il neo-sindaco Salvatore Martello,  è da mesi che sono quasi del tutto spariti i vecchi, malandati barconi di un tempo stracolmi di immigrati.  Perché rimpiazzati dalle ben più moderne e attrezzate navi del volontariato, con tanto di droni, che a ritmo incessante fanno la navette tra la Libia e l’Italia.

Questo il quadro. A chi di competenza l’onere (e l’onore!) di trovare un rimedio per dire basta.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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