L’Ue volta pagina sulle quote per i rifugiati

L’Unione europea pensa al superamento delle quote di ripartizione dei rifugiati tra gli Stati membri. Quello che sembrava un tabù, inizia, invece, a farsi strada a Bruxelles.  Secondo il Financial Times, che cita la confidenza di un diplomatico a conoscenza  del dossier, l’Estonia, attuale presidente di turno del Consiglio Ue, è intenzionata a presentare una proposta che miri a superare l’attuale sistema delle quote.  Una scelta dettata dalla realpolitik, visto il fallimento del piano dei ricollocamenti e lo stallo nella discussione sulla revisione del trattato di Dublino. Dopo 18 mesi, preso atto dei mancati risultati su rifugiati e asilo, Tallin potrebbe chiudere il semestre di presidenza con questa novità. Il piano varato nel 2015, per rispondere alle richieste di Italia e Grecia, alle prese con eccezionali ondate di flussi migratori, non è mai decollato. Il blocco dei Paesi dell’Est, in particolare Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, hanno sempre rifiutato di accogliere l’esiguo numero di rifugiati loro destinato, anche in presenza di una procedura d’infrazione promossa da Bruxelles.

Un fallimento annunciato, che West aveva anticipato il 19 maggio del 2015. Ora anche l’Europa ne prende atto. “C’è sempre bisogno di cooperazione – afferma il diplomatico europeo al Financial Times - La realtà dimostra che è necessario trovare un accordo”, il muro-contro-muro non paga. Così a distanza di quasi 2 anni l’Ue potrebbe decidere di voltare pagina, cestinando le quote. Secondo le anticipazioni del quotidiano della City, in caso di nuove emergenze la Commissione europea attiverebbe, in prima battuta, una ripartizione nei singoli Stati in base alla volontarietà espressa, solo in una seconda fase, ma qui siamo nel regno dell’indeterminatezza, verrebbe richiesto il supporto di tutti i Paesi. Il superamento delle quote si sarebbe reso necessario, secondo la fonte confidenziale, anche per sbloccare il dibattito sulla riforma del trattato di Dublino, chiesta a gran voce dall’Italia. E proprio il nostro Paese potrebbe pagare un prezzo ancora più alto che in passato, perché un governo in scadenza, e nel pieno di un’infuocata campagna elettorale,  non avrebbe la forza necessaria a trattare un buon accordo. E il Canale di Sicilia, con il suo carico di disperati, è lì a ricordarcelo.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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