I 5 stelle rispolverano il celodurismo di Bossi

In politica non è detto che la miglior difesa è sempre l’attacco. Tanto è vero che la bordata anti-immigrati in stile leghista, sparata ieri dal duo Grillo-Raggi rischia di essere un clamoroso autogol per il Movimento 5 stelle. Perché ne ha messo a nudo due grandi limiti.

Il primo, è l’aridità della strategia e del pensiero pentastellato. Dagli estremisti del nuovismo anti-establishment non ci saremmo mai aspettati una mossa in stile vecchia politica. Che dopo una batosta elettorale ricorreva, per serrare le fila di una base disorientata, al celodurismo di bossiana memoria. Che le cose stiano così lo dimostra:

a) la lettera di Virginia Raggi al Prefetto per chiedere un blocco dei nuovi arrivi di immigrati a Roma. Smontata dalla puntuale risposta del Ministro degli Interni Marco Minniti che alla sindaca della capitale ha semplicemente ricordato che ogni città è tenuta ad accogliere un tot di stranieri non sulla base degli umori del momento. Ma di determinate quote stabilite con un accordo di redistruzione firmato il 10 luglio 2014 con l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. La cosa più singolare è che la missiva della responsabile del Campidoglio, oltre che superficiale, in una giornata come ieri era anche inopportuna. Visto che mentre lei si spremeva le meningi a scriverla, nelle stesse ore, sia pur con colpevole ritardo, la Commissione Europea, riconoscendo lo sforzo del nostro paese sull’emergenza profughi, annunciava l’avvio di una procedura di infrazione contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia per non aver accolto neanche uno dei rifugiati arrivati in Grecia e Italia. b) La fatwa del “sindaco ombra” contro i Rom. La caccia allo zingaro male odora delle peggiori pagine che il Novecento ha consegnato alla storia. Il leader M5S straparla ma non sa cosa fare. Non più tardi di due settimane fa il comune di Roma ha in pompa magna presentato un maxi piano di inclusione dei Rom di cui si sono già perse le tracce.

Il secondo, l’attacco Grillo-Raggi è l’ennesima conferma che le posizioni sull’immigrazione del M5S sono destra dura e pura. Il grillismo, lo avevamo sostenuto anni fa, più che col populismo, fa rima con il qualunquismo, ossia come diceva Velio Spano un fascismo vestito da pagliaccio.

Se le cose stanno così, l’ipotesi di un’alleanza M5S-Lega Nord alle prossime elezioni non è poi così peregrina. Contenti loro, contenti tutti. Salvo che saremmo curiosi di sapere il pensiero della base: quella reale, non virtuale.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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