Ma Obama è americano?

Non capita certo tutti i giorni che l'opinione pubblica e i media d'Oltreoceano prestino così tanta attenzione al piccolo stato delle Hawaii.

Tutto merito della governatrice repubblicana Linda Lingle che ha appena approvato un provvedimento a dir poco singolare. La nuova legge autorizza gli uffici pubblici dell'arcipelago, dov'è nato Barack Obama, a ignorare le richieste di informazioni presentate dai cittadini nel caso in cui si tratti di quesiti ai quali l'amministrazione ha già dato una risposta. Ma qual è la ratio di un provvedimento apparentemente a metà via tra l'inconsueto e l'inutile? In realtà Lingle non ha ritenuto opportuno dare ulteriori spiegazioni. Che, però, secondo i principali opinionisti americani sono piuttosto evidenti. Il provvedimento sarebbe stato proposto e approvato contro il cosiddetto movimento dei "birthers". Di cosa si tratta? Un gruppo di cittadini, non solo hawaiani, convinti che il presidente Barack Obama non abbia un requisito essenziale per ricoprire l'attuale carica. Quello di essere nato sul territorio nazionale.

Da qui nascono i problemi dello stato delle Hawaii. Che fin dalla vittoria di Obama alle ultime presidenziali è costantemente invaso da email e lettere provenienti da ogni parte degli Stati Uniti per ottenere una copia del certificato di nascita del presidente. Nonostante le autorità dell'arcipelago abbiano a più riprese precisato che un documento così personale può essere rilasciato esclusivamente a chi sia in grado di dimostrare un interesse tangibile, i temerari richiedenti perseverano nelle loro azioni. Ecco, dunque, le ragioni della recente iniziativa di Linda Lingle.

Come dire, a mali estremi, estremi rimedi. Anche se il problema non sembra affatto risolto. Se non altro perchè, a detta di molti giuristi, la nuova legge rischia di violare il diritto all'informazione di tutti i cittadini.