Macron a Roma discute di immigrazione ma a Parigi i suoi litigano

L’immigrazione complica i sogni di gloria di Macron. L’attivismo del capo dell’Eliseo impegnato in campo internazionale a riconquistare quella grandeur francese un pò appannata con le ultime due presidenze, rischia, infatti, un brusco stop in patria. La causa? La nuova legge su “immigrazione e asilo”, che sta mettendo a dura prova La République En Marche. Il partito costruito da Macron alla vigilia delle presidenziali e che ha poi vinto anche le successive legislative. Una formazione, nata dall’assemblaggio trasversale di pezzi della sinistra socialista e della destra gollista e che oggi, proprio sull’immigrazione, rischia di sgretolarsi.

La nuova legge dovrebbe essere approvata dal Consiglio dei Ministri entro febbraio per poi approdare in Parlamento ad aprile. Sebbene i contenuti siano ancora tutti da definire il dibattito in Francia, si è fatto incandescente. Il capo dell’Eliseo, infatti, non ha mai nascosto la volontà di rendere più stingenti i criteri per la concessione dell’asilo e, poiché “non si possono accogliere tutti”, di usare il pugno duro con gli immigrati irregolari. Una prima avvisaglia si è avuta lo scorso dicembre con la circolare del ministro dell’Interno Gérard Collomb che, di fatto ha imposto il censimento dei migranti privi di documenti direttamente nei centri di accoglienza. Immediata la levata di scudi delle Ong, ma anche dell’ala sinistra de La République En Marche. Tensioni che hanno messo in fibrillazione un gruppo di parlamentari che si è rifiutato addirittura di incontrare il ministro dell’Interno. Mentre è ancora alta l’eco dell’attacco a Collomb arrivato dalla deputata “ribelle”, Sonia Krimi, che ha definito “i centri di detenzione indegni della nostra Repubblica”.

Per smorzare questo malessere montante si è mobilitato anche il primo ministro Édouard Philippe che ha convocato i deputati della maggioranza, promettendo di spiegare la nuova legge in un vademecum di 40 pagine che sarà inviato nei prossimi giorni. Ma per sminare il campo da possibili imboscate, il quotidiano Le Monde avanza la tesi che presidente e governo abbiano deciso di sdoppiare lo scottante dossier. Ovvero la parte internazionale è stata avocata dal primo che da ieri è a Roma impegnato in una due giorni per il vertice dei Paesi dell’Europa del Sud e un bilaterale con il presidente Mattarella. E a seguire martedì prossimo si recherà a Calais, città-simbolo dei tanti disperati che tentano di attraversare con ogni mezzo la Manica, in vista del vertice franco-britannico del 18 gennaio. A Philippe e Collomb è rimasta, invece, l’appendice nazionale e il difficile compito di mediare tra le due anime del partito. Per portarlo unito a votare la nuova legge che renderà la Francia forse più sicura ma anche meno accogliente.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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