Macron vincerà se…

Con la vittoria di ieri al primo turno delle presidenziali francesi, per Emmanuel Macron iniziano i problemi. Mentre si fa a gara a sostenere che ha la strada verso l’Eliseo spianata, permane il dubbio che sia minata. Perché un semplice passo falso rischierebbe di far saltare in aria le ambizioni del più giovane papabile capo di Stato d’Oltralpe dai tempi di Napoleone. Per riuscire a chiudere, definitivamente, i conti con Marine Le Pen, dovrà, inoltre, tenere conto di almeno quattro variabili.

La prima, l’endorsement  bipartisan che Emmanuel Macron ha ricevuto dai repubblicani di François Fillon e dai socialisti di Benoit Hamon (che nella storia della V Repubblica non erano mai stati esclusi dal ballottaggio) rischia di rivelarsi un abbraccio mortale. Potrebbe macchiare lo storytelling dell’economista 39enne che nonostante il suo CV super chic (Science-Po, Ena, Rotschild, Ministero dell’Economia) si è presentato al grande pubblico come il volto nuovo e fuori dagli schemi tradizionali della politica francese, un social-riformista, senza partito, leader di un movimento (En Marche!) ai più sconosciuto fino a poco tempo fa.

La seconda, contrariamente alla leader del Front National, non può contare su una ramificata struttura partitica locale. E visto il misero score dei socialisti (6,2%), per lui sarà decisivo il supporto della destra moderata di François Fillon (19,7%). Che, però, difficilmente riuscirà a convincere tutti i suoi elettori a votare un ex-ministro di un governo socialista, guidato da un Presidente, François Hollande, tra i più odiati dell’ultimo mezzo secolo.

La terza, tra gli sconfitti alla tornata elettorale di ieri, l’unico dei big che non ha chiesto ai suoi di votare al secondo turno per Macron, si chiama Jean-Luc Melanchon. Esponente della sinistra dura e pura ha conquistato un non trascurabile 19,5% intercettando anche una fetta di elettori avviliti e rancorosi nei confronti dei partiti di governo. Al punto che una parte di essi potrebbe nella migliore delle ipotesi astenersi. Nella peggiore votare blu-Marine.

La quarta, più bassa sarà la partecipazione elettorale al secondo turno, più alta la probabilità di vittoria di Marine Le Pen. Il calendario delle festività francesi gioca a favore dell’astensionismo. Si vota domenica 7 maggio. Ma l’8 maggio (vittoria degli Alleati nel 1945) la Francia farà ponte.  E non saranno pochi i rampanti “macroniani” tentati dalla prima tintarella.

Appunti, forse, inutili per un uomo deciso, preciso che tiene il punto come Emanuel Macron. Nel 1994, ancora liceale, promise alla sua insegnante che l’avrebbe sposata: e lo ha fatto, contro il parere di tutto e tutti, nel 2007.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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