“Meglio un’immigrazione scelta che un’immigrazione subita”

"Meglio un'immigrazione scelta che un'immigrazione subita". É questo, in fondo, lo slogan di maggior successo dell'attuale Presidente della Repubblica francese. La novità, però, è un'altra. Nicolas Sarkozy sembra aver individuato l'idealtipo di immigrato. Quello che tutti i paesi vorrebbero ospitare: asiatico, preferibilmente nato in Cina. In occasione del capodanno cinese che coincide con la festa del Tet (celebrata in Vietnam e in Cambogia) Nicolas Sarkozy, per la prima nella storia della Repubblica, ha invitato all'Eliseo i rappresentanti della comunità asiatica d'Oltralpe.

Nel suo discorso, destando lo stupore dei presenti, non ha lesinato elogi nei confronti degli immigrati orientali: "incarnano i valori del lavoro" e "sono molto amati dai francesi". E, non si è trattato certo di una breve parentesi. Il presidente, infatti, non si è limitato a qualche frase per cosi dire di cortesia, ma ha di fatto trasformato il proprio intervento in un vero e proprio omaggio alla comunità asiatica. Spingendosi, addirittura, a definire gli immigrati cinesi un encomiabile "modello di integrazione". Talmente riuscita da poter definire tutti gli asiatici dei cittadini francesi a pieno titolo. Degni di ammirazione per le straordinarie capacità dimostrate, l'innato senso del dovere e del lavoro. Insomma un paradigma da imitare per tutti gli immigrati presenti sul territorio nazionale. Ma, qual'è la ragione di cotanta prostrazione? Non è un azzardo pensare che l'uscita di Sarkozy faccia parte della strategia diplomatica atta a migliorare i rapporti con Pechino, dopo la crisi del 2008.

Quando l'inquilino dell'Eliseo accolse il Dalai Lama con tutti gli onori degni di un Capo di Stato. Non sorprende, allora, che nel corso del suo intervento-elogio il presidente ha tenuto anche ad annunciare la sua presenza a Shanghai il prossimo aprile. Per inaugurare l'Expo universale: "in cui il padiglione della Francia sarà l'emblema del forte legame tra la nostra Repubblica e il popolo cinese". Così d'improvviso, le olimpiadi di Pechino sembrano lontane un secolo. In quell'occasione Sarkozy proclamò a più riprese la volontà di boicottare la cerimonia di apertura in nome e in difesa dei diritti del popolo tibetano. Eppure è passato poco più di un anno. I miracoli della realpolitik.