Minniti fa e loro dìsfano

Mentre il Ministro degli Interni, per far fronte al caos degli sbarchi, cerca di costruire a livello europeo una possibile, realistica soluzione, a casa nostra non si smette di remare contro. Vediamo come stanno le cose.

Durante il vertice di ieri a Parigi, il responsabile del Viminale ha convinto il Commissario UE per l’immigrazione e i suoi omologhi francese e tedesco, a lavorare in sinergia su tre punti: regole più severe per le imbarcazioni delle Ong che operano sul Mediterraneo; rilancio della redistribuzione tra i paesi UE dei rifugiati presenti in Italia; sblocco dei finanziamenti comunitari per rafforzare i controlli nei porti di partenza libici.

Una intesa di buon senso che in Italia, anziché essere supportata è stata messa sulla graticola di due schieramenti contrapposti.

Il primo: quasi in contemporanea con il summit parigino, il Presidente della Comunità di Sant’Egidio pensava bene di proporre: giù le mani dalle Ong; laissez-faire lungo le coste libiche; riconoscere a tutti i nuovi arrivati (senza distinguere immigrati illegali dai richiedenti asilo) un permesso di soggiorno temporaneo per ragioni umanitarie avvalendosi come pezza d’appoggio giuridica della direttiva UE 2001/55 sull’afflusso massiccio di sfollati. Peccato però che quest’ultima proposta zoppica vistosamente dal punto di vista legale e politico.

Legale perché la normativa europea è rivolta a: “i cittadini di paesi terzi o apolidi che hanno dovuto abbandonare il loro paese d’origine […], in particolare in risposta all’appello di organizzazioni internazionali, ed il cui rimpatrio in condizioni sicure e stabili risulta impossibile […]”. È il caso ad esempio dei siriani (che non arrivano in Italia), ma non dei nigeriani, bengalesi o marocchini che sbarcano in gran numero nelle nostre coste.

Politico perché è la classica furbata all’italiana che ci fa perdere credibilità agli occhi dei nostri partner europei. Perché il permesso di soggiorno temporaneo per ragioni umanitarie consente a chi ne è titolare di muoversi liberamente nello spazio europeo. Concederlo a chi non ne ha diritto, come ad esempio un bengalese immigrato economico, è di fatto una truffa a danno degli altri stati UE che possono ritrovarsi in casa migliaia di illegali con la finta casacca di sfollati. Un trucchetto che contrariamente a com’è stato presentato non è neanche originale. Lo abbiamo adottato nella primavera del 2011. Di fronte al boom di tunisini nelle nostre coste firmammo prima un accordo bilaterale contro l’immigrazione clandestina con il nuovo governo di Tunisi. E poi concedemmo a 20 mila tunisini arrivati in Italia un permesso di soggiorno temporaneo per ragioni umanitarie. Cosa che ci costò un grave scontro diplomatico con la Francia che da un giorno all’altro, in seguito alla mossa del governo italiano, si ritrovò a far fronte a uno straordinario afflusso di “sfollati” tunisini che dall’Italia provavano ad entrare Oltralpe per raggiungere parenti e amici dell’ex-colonia.

Il secondo che soffia e vive dei focolai di scontro tra italiani e stranieri. Come emblematicamente emerso dalla reazione del leader leghista di fronte alle due molotov lanciate lo scorso weekend contro un hotel del bresciano che avrebbe dovuto accogliere una decina di profughi. “Ogni episodio di violenza – ha affermato l’on. Salvini - legato all'invasione clandestina, che ovviamente condanniamo, è responsabilità di un governo complice e incapace, che sta trasformando le città italiane in campi profughi”. Un semplicismo che non lascia spazio a nessun ragionamento e, di conseguenza, a nessun realistico piano di intervento.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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