Minori stranieri, rompicapo europeo

Nell’UE il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati continua a crescere ponendo gli stati membri di fronte all’urgenza di soluzioni concrete e nuove misure. Così come invocato lo scorso 8 febbraio dal Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, il quale ha aspramente criticato il ricorso alla detenzione forzata dei piccoli immigrati in molti paesi del Vecchio Continente. Pratica che, attraverso un esame delle principali lacune normative e buone pratiche di 8 stati UE (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Italia, Romania Svezia), viene anche denunciata in un rapporto stilato da tre Ong del settore per conto della Commissione Europea. Quest’ultimo documento ribadisce anzitutto la confusione semantica sul concetto stesso di minori stranieri non accompagnati.  La definizione adottata a livello comunitario è stata incorporata nei soli ordinamenti di Grecia, Ungheria e Romania, mentre Francia e Spagna non la contemplano nemmeno. Altra e più importante criticità è l’ampiezza del fenomeno, i cui contorni restano assai sfumati: sui numeri non c’è certezza ma si può dire che circa l’80% dei minori individuati sono di sesso maschile e hanno tra i 15 e i 17 anni. Alcuni paesi garantiscono un soggiorno automatico: un diritto che, secondo il documento, dovrebbe essere esteso a tutta l’UE e affiancato dalla possibilità di acquisire un permesso di lunga durata una volta raggiunta la maggiore età.

In allegato:
  • France terre d’asile,The reception and care of Unaccompanied minors. In eight countries of the European Union, 2010
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