Mossa a sorpresa di Trump sui rifugiati

L’ordinanza emessa ieri dal nuovo ministro USA della Giustizia William Barr che impone la detenzione dei richiedenti asilo fino al completo esaurimento dell’iter giudiziario relativo alla fondatezza delle loro domande è destinata, nel bene e nel male, a segnare la storia della politica dell’immigrazione non solo americana ma internazionale. In base a questa nuova direttiva, in vigore entro 90 giorni, anche ai rifugiati che superano i preliminari, sommari accertamenti di polizia non sarà consentito, come in passato, di versare una cauzione e soggiornare liberamente nel paese in attesa cha la giustizia decida sull’attendibilità delle loro richieste.

Un giro di vite che, come prevedibile, ha scatenato l’immediata reazione delle organizzazioni umanitarie che contestano, a ragione, il rischio che per molti immigrati, vista la lunghezza pluriennale dei procedimenti giudiziari, questo provvedimento determini una sorta di detenzione a tempo indeterminato. Un orrore giuridico figlio, però, di un problema vero. Riconosciuto dallo stesso Trump che venerdì della scorsa settimana a Minneapolis di fronte ad una folta platea di imprenditori aveva annunciato l’intenzione di mettere fine alla “inconcludente sceneggiata” di quella che gli addetti dell’immigration americana bollano in gergo catch and release (prendi e lasci). Perché obbligati dalla legge a consentire ai richiedenti asilo in attesa del pronunciamento della giustizia di soggiornare liberamente (e sparire) sul territorio nazionale.

Una dinamica che negli ultimi mesi, a causa delle massicce ondate di arrivi dai martoriati paesi centro americani, rischiava non solo di andare fuori controllo ma di essere utilizzato da molti immigrati (ben informati che in base alla legge anche se fermati dalla polizia sarebbero stati rilasciati in attesa del processo) per saltare gli obblighi di frontiera e raggiungere l’agognato Norte. Cosa riconosciuta ed ammessa persino dal prestigioso e super democratico Migration Policy Institute che nel suo ultimo lavoro parla di una crisi migratoria che si auto alimenta ai confini meridionali del paese ed alla quale, pur con soluzioni diverse da quelle adottate dall’amministrazione repubblicana, è urgente dare risposta.

Detto questo occorre un’ultima ma necessaria precisazione. I nuovi provvedimenti restrittivi non riguarderanno i rifugiati che si presentano per essere accolti nei port entries governativi di frontiera, ma solo quelli che chiedono asilo dopo essere stati intercettati dalle forze dell’ordine nell’atto di superare clandestinamente il confine.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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