Negli USA i deputati strappano sull’immigrazione

Negli USA l’immigrazione torna prepotentemente al centro del dibattito politico. Ieri alla Camera dei Deputati la maggioranza democratica con il supporto di sette repubblicani ha infatti detto sì con 228 voti favorevoli e 197 contrari alla legalizzazione dei giovani DACA e di un rilevante numero di profughi stranieri accolti in base al Temporary Protected Status for humanitarian reasons. Una decisione carica di molti significati e di sicure conseguenze.

Intanto per l’ampiezza della platea degli interessati. Che secondo i calcoli più prudenti potrebbero essere non meno di 2,5 milioni. E che nel caso dei primi, i figli degli immigrati clandestini arrivati in tenera età negli USA al seguito dei loro genitori, rappresenta una definitiva conferma della regolarizzazione loro promessa da Obama nel 2012 con il Deferred Action for Childhood Arrivals e bloccata d’imperio da Trump nel 2017.

Ma soprattutto perché a poche ore dal varo di questo primo provvedimento i deputati del partito dell’asinello, appoggiati da trenta deputati repubblicani dei grandi stati agricoli meridionali, ne hanno votato anche un secondo. Relativo alla regolarizzazione di un milione di braccianti immigrati e delle loro famiglie. Questo attivismo decisionale ha però dato agli occhi di molti la sensazione di una vera e propria fuga in avanti. Quasi un segnale di avvertimento lanciato dall’ala sinistra del partito democratico, di gran lunga maggioritaria tra i membri della Camera, contro l’eccessiva enfasi data dagli uomini del Presidente alla crisi degli arrivi al confine messicano. E in evidente dissenso con l’intenzione esposta da Biden in un colloquio telefonico con il Presidente messicano di subordinare la donazione di milioni di dosi di vaccino anti Covid al suo malandato stato cin cambio di una decisa e ferma azione di stop alle partenze verso El Norte.

Uno scambio che per i democratici di sinistra rischia di essere una sorta di riedizione, anche se rivista e corretta, dell’odioso ed odiato Remain in Mexico di trumpiana memoria. Sta forse tutta qui la spiegazione della loro frenetica corsa per varare norme rumorosamente impegnative ma destinate, una volta giunte in Senato,a finire nel nulla.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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