Negli USA il rischio Covid-19 è maggiore per gli immigrati

Negli USA gli immigrati sono fondamentali per fronteggiare e contenere la pandemia che dopo le grandi città sta ora investendo gli Stati agricoli dell’immensa pianura statunitense. Ma allo stesso tempo ne sono prede vulnerabilissime. Visto che rischiano di pagare un prezzo altissimo sia in termini sanitari che economici. A lanciare il grido d’allarme è un recente studio del Migration Policy Institute che ha analizzato i dati dell’ufficio statistico federale sul numero dei migranti che lavorano nei vari settori produttivi del Paese a stelle e strisce. Gli “stranieri” rappresentano il 17% del totale della forza lavoro americana attualmente composta da 156 milioni unità. Una percentuale che aumenta però significativamente proprio tra gli addetti delle professioni in prima linea nella lotta al coronavirus. Infatti è immigrato o figlio di immigrati il 29% dei medici, il 23% dei farmacisti e il 38% dei paramedici.

Ma a preoccupare ancora di più sono i sei milioni di immigrati irregolari che in vario modo e a vario titolo svolgono lavori resi ancora più indispensabili in questo periodo di lockdown generale dell’economia. In particolare di quella legale. Perché tocca proprio a questi “invisibili” raccogliere nei campi frutta e verdura; tenere in ordine le case, rasare i giardini e governare la prole che non va a scuola dei professionisti impegnati a lavorare a distanza dai loro studi con i clienti; pulire uffici e sanificare ospedali, cliniche e case di riposo per anziani. Una vera e propria armata di senza documenti impegnata in prima linea nella sforzo “bellico” richiesto per assicurare i servizi indispensabili per la vita dei cittadini ed evitare che l’avanzata impetuosa dell’epidemia di Covid-19 paralizzi e metta in ginocchio l’intera Nazione. Ma sono proprio loro quelli che, pur se esposti ad un elevatissimo rischio contagio, essendo privi di documenti e di un’assicurazione sanitaria hanno possibilità zero di accedere alle cure necessarie. E come se tutto ciò non bastasse la maggioranza di loro rischia di essere tagliata fuori dai programmi di assistenza e di primo aiuto finanziati dai 2 milioni di miliardi stanziati dall’amministrazione Trump per fronteggiare la montante disoccupazione provocata dal blocco delle attività produttive e dell’immenso terziario made in USA.

Solo la scorsa settimana sono stati oltre 3milioni gli americani che hanno fatta richiesta del sussidio di disoccupazione. Una cifra che pur se da record secondo molti è solo la punta dell’iceberg. La drammatica contrazione economica creerà enormi difficoltà a decine di milioni di americani, difficoltà che saranno devastanti per tutti gli immigrati, regolari o clandestini che siano. Questo perché se è vero che gli irregolari rappresentano quelli certamente a rischio maggiore, è anche vero che minacciose nuvole nere sembrano addensarsi anche su una parte di quelli in regola perché naturalizzati da poco, o semplici residenti permanenti legali o con visti temporanei. Questo perché la legge di finanziamento degli aiuti votata dal Congresso prevede l’elargizione del sussidio a chi ha perso il lavoro mentre esclude coloro che non sono in possesso del numero di previdenza sociale, gli immigrati regolari ma con un lavoro stagionale e quelli entrati in possesso della carta verde solo negli ultimi cinque anni.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

Iscriviti alla newsletter: