Negli USA la tortura contro gli immigrati è di antica data

Migliaia di immigrati, molti dei quali malati di mente, rinchiusi in isolamento nelle carceri americane. Una pratica che le Nazioni Unite equiparano a una forma di tortura, ma che è invece molto utilizzata dai funzionari dell’Ice (l’Immigration and Customs Enforcement del Dipartimento della Sicurezza nazionale). Non solo adesso con Trump ma anche ai tempi di Obama. Questo è quanto emerge da un’inchiesta indipendente, condotta da media (The Atlantic e New York Times) e organizzazioni non governative(Project On Government Oversight, American Civil Liberties Union e National Immigration Justice Center) su documenti governativi degli ultimi 4 anni. E che squarcia il velo su quella che è una storia di abusi sistematici compiuti da un’agenzia federale. In base agli ultimi dati, ad agosto gli immigrati irregolari detenuti nelle prigioni statunitensi erano più di 55.000, un numero record mai raggiunto in precedenza. Il che aiuta a comprendere come il sovraffollamento carcerario e le lungaggini burocratiche nell’esame delle richieste d’asilo contribuiscano a creare disagi e frustrazioni tra i detenuti. Sempre più numerosi, infatti, sono i casi di persone colpite da ansia, rabbia, depressione e impulsi suicidi. Perciò viste come una minaccia per gli altri detenuti e per il personale, e dunque messe "regolarmente" in isolamento.

Una pratica sanzionata dall’Onu, ma che negli Stati Uniti è largamente diffusa, più di ogni altro Paese democratico al mondo. La cosa più grave è che a essere sottoposti a questo regime sono gli immigrati più vulnerabili, come omosessuali, disabili e malati di mente. “I funzionari dell’Ice – si legge nel rapporto di Project On Government Oversight - stanno usando l’isolamento come punizione standard invece che come ultima risorsa, costringendo le persone a stare 23 ore al giorno da sole anche per mesi”. Infatti nei due terzi dei casi si tratta di immigrati coinvolti in infrazioni disciplinari, come violazione delle regole carcerarie, insubordinazione o coinvolgimento in risse. Gli immigrati di diverse nazionalità detenuti dalle autorità statunitensi in celle isolamento sono migliaia, ma è impossibile calcolarne il numero esatto perché per legge vengono registrati solo i casi superiori ai 15 giorni. Questi dati, come era facile immaginare, stanno riaccendono le polemiche negli USA per l’eccessivo ricorso a questa misura detentiva. E la giustificazione data dall’Ice, secondo cui “l’isolamento si impone come misura protettiva, quando il detenuto immigrato è gay o soffre di disturbi mentali”, non ha fatto altro che inquietare ancora di più le associazioni per la difesa dei diritti umani.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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