Negli Usa le divisioni non si riducono a Trump

Anche se Trump dovesse uscire sconfitto dalle elezioni del prossimo 3 novembre (cosa al momento affatto scontata) l’America difficilmente ritornerà, come invece sperano i suoi avversari, quella di un tempo. Perchè i sussulti che ormai a getto continuo scuotono la vita pubblica del paese sono espressione di una sua divaricazione politico-culturale che sarebbe non solo ingiusto ma miope addebitare agli errori (non pochi né piccoli) dell’attuale inquilino della Casa Bianca.

I problemi nascono e vengono da molto più lontano. Infatti come ha scritto Thomas B. Edsall in un bellissimo ed assai ragionato commento sul New York Times del 7 luglio: “L’elettorato è diviso in due campi opposti basati sull’adesione degli elettori a principi morali fondativi ed alle politiche che da essi ne derivano sia per quanto riguarda la loro identità socio-culturale che la loro propensione per leadership liberali o autoritarie. Una complessità che i politici capiscono intuitivamente al punto che mentre Trump è convito che il caos, la confusione ed i conflitti aiutano la sua rielezione, Joe Biden si da fare per spegnere il fuoco su cui soffia Trump

Una contrapposizione che gli ultimi clamorosi eventi legati alle dimostrazioni innescate dall’uccisione di George Floyd hanno se possibile ulteriormente rafforzato e confermato. Nello scorso week end, ad esempio, mentre nelle piazze di New York i liberal d’America chiedevano l’impegno dei democratici a tagliare i finanziamenti alla polizia (defunding) nelle strade della Grande Mela si è consumato un vero e proprio bagno di sangue: 64 aggressioni armate e 10 morti. Cifre e numeri che New York sperava di aver definitivamente archiviati dopo l’anno nero del 1996. E che, soprattutto, hanno messo in grave imbarazzo la municipalità democratica cittadina. Stretta tra l’obbligo di usare il pugno di ferro per evitare che l’insicurezza di un tempo tornasse a spadroneggiare in città, e le proteste dei giovani militanti che consideravano la loro prudenza nei confronti degli uomini in divisa alla stregua di un vero e proprio regalo al trumpismo.

Un conflitto che per i democratici ha il sapore di un assaggio visto che in vista della loro prossima Convention di agosto dovranno per forza di cose decidere se assecondare la piazza sul defunding delle forze dell’ordine oppure scegliere la moderazione per non inimicarsi l’elettorato che non ama Trump ma neppure il caos. Ed evitare di pagare pegno all’antico detto politico: piazze piene, urne vuote.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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