Ombre cinesi su Brexit

Un brutto presagio per Brexit. E’ questo che viene da pensare di fronte alla scoperta dei poveri resti di 39 clandestini cinesi ammassati all’interno del rimorchio di in un Tir parcheggiato nel porto inglese di Purfleet. Non solo perché quel carico di morte, al di là del crudele caso di cronaca, sembra oggi voler ricordare alla litigiosissima politica britannica l’antica ammonizione di Tito Livio a quella romana: "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur". Ma soprattutto in ragione del fatto che la dinamica di questa triste vicenda, se letta attentamente, ha davvero il sapore di un un beffardo presagio per l’Inghilterra di Brexit. Che secedendo dall’Europa anziché “take back the control of our borders”, come dicono i suoi sostenitori, rischia invece di pagare sull’immigrazione un prezzo salatissimo. Per la semplice ragione che i confini nazionali, anche i meglio attrezzati del mondo, non sono più una assoluta garanzia di fronte ad un fenomeno di dimensioni globali come è appunto quello della moderna immigrazione. Ed in particolare di quella clandestina.

Una pericolosa ubia nostalgica di un passato imperiale ormai da tempo tramontato. Quando all’Inghilterra per tenere lontani i guai bastava il mare che la circondava. Ma oggi non è più così. Prova ne è l’odissea che dalla Bulgaria passando per il Belgio ha portato i clandestini cinesi a morire in un container scaricato su una banchina portuale del Galles meridionale da un Tir originariamente imbarcato senza “rimorchio umano” su un traghetto di linea dall’Irlanda del Nord. Un quadro che dovrebbe spingere la politica inglese a riflettere anziché, come è quasi certo avverrà, cercare rapidamente di voltare pagina. Per tornare al suo business as usual.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

Iscriviti alla newsletter: