Papa Francesco: governare l’immigrazione per dare integrazione

Chissà se chi pochi giorni fa si è spinto a dare dello “sbirro” a Minniti per aver bloccato il fiume di arrivi incontrollato di immigrati dalla Libia si spingerà oggi a dirlo del Papa. Che di ritorno dalla Colombia ha affermato a chiare lettere che la politica dell’immigrazione per essere buona deve regolare il numero degli ingressi in base alle capacità/possibilità di un paese di garantire, con un’accoglienza degna di questo nome, una efficace integrazione dei nuovi arrivati.

Una presa di posizione che se anche qualcuno, per miope strumentalismo, potrebbe etichettare come una svolta rispetto al preteso, tradizionale aperturismo senza se e senza ma della Chiesa, segna certamente una novità di assoluto, positivo rilievo. In primo luogo perché, almeno per il momento, mette fine al rumoroso e per molti aspetti velenoso dibattito di queste settimane contro l’operato del nostro governo orchestrato da alcune ONG. Che non si rendono conto che continuando a dire no alle regole fissate dall’Italia, in accordo con l’Europa, sulle attività di soccorso e trasbordo nel Mediterraneo rischiano di ridurre, e umiliare i nobili fini della loro esistenza a quello di un assai poco trasparente sindacato degli immigrati.

Ma soprattutto perché le parole di Francesco rendono finalmente chiaro l’errore di quelli che, da destra, dicono sempre e comunque no all’immigrazione. Ma anche dei tanti che, da sinistra, si strappano i capelli e gridano al tradimento contro chiunque ritiene che l’immigrazione deve essere, per quanto possibile, regolata. Soprattutto per evitare che a “farcela” non siano solo quelli che saltano la fila ma anche i più deboli e meritevoli.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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