Parigi-Dresda: Europa muoviti

Colpisce, ma non stupisce la strage nella redazione del magazine satirico francese Charlie Hebdo. È sì vero che l’Europa è sotto assedio, ma non da qualche giorno. Semmai da almeno tre lustri.

Era l’11 marzo 2004 quando un attentato di matrice islamica alla metropolitana di Madrid provocò la morte di 191 persone. Il 2 novembre dello stesso anno un giovane marocchino, con il passaporto olandese, uccise, nel centro di Amsterdam, il regista Theo Van Gogh colpevole di aver realizzato “Submission”, film giudicato blasfemo per l’Islam. Pochi mesi dopo, il 7 luglio del 2005, nella metrò e negli autobus di Londra, in nome di Allah, esplodono una serie di bombe che uccidono 56 donne e uomini. Il 17 febbraio del 2006 la provocazione del Ministro delle Riforme italiano Roberto Calderoli di indossare una t-shirt con vignette anti-Islam scatena l’ira funesta del popolo libico che prende d’assalto il nostro consolato a Bengasi: bilancio 11 morti. Pochi anni di tregua e, per le stesse ragioni, nel 2011 la sede di Charlie Hebdo viene distrutta da bombe molotov che, per pura coincidenza, non provocano vittime. E, ancora, maggio 2014 Mehmdi Nemmouche, francese di origine algerina, irrompe nel museo ebraico di Bruxelles e fredda, a colpi di kalashnikov, 4 persone.

A conti fatti, dall’inizio del nuovo millennio, nel Vecchio Continente l’incontro-scontro tra Occidente e Islam è costato la vita a circa 275 innocenti. Che pesano anche, e non poco, sulla coscienza di Bruxelles. Paghiamo in questi giorni, a caro prezzo, il silenzio delle istituzioni UE sull’immigrazione e sullo squasso, politico e sociale, che investe i paesi della vicina riva sud del Mediterraneo.

Una politica dello struzzo che rappresenta il miglior fertilizzante del clash non tra poveri e pazzi, ma fra ceti medi impauriti e declassati dai processi di globalizzazione. Che, in nome di Dio o di Allah poco importa, sono in cerca di autore. Pronti, vista la vacatio politica, ad affidarsi anima e core a figure e figurini di turno, paladini di questo o quei diritti, più o meno fondamentali.

Tant’è che 48 ore prima il massacro di alcuni tra i migliori vignettisti al mondo, quasi 20 mila tedeschi, al grido di “patate, non kebab”, scendevano in piazza a Dresda ingrossando le file di Pegida. Il movimento dei “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente” fondato lo scorso ottobre in Germania da Lutz Bachman. Un 41 enne, ex cuoco, pregiudicato, che, dopo quasi tre anni di carcere, in libertà vigilata è riuscito, nel giro di poche settimane, a convincere persino una fetta, non trascurabile, della popolazione del più ricco e potente stato europeo a sposare la causa della tolleranza zero contro gli immigrati. Soprattutto se musulmani.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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