Partono per farsi un futuro non per riempire le nostre culle

Per coloro che spiegano l’immigrazione come una duratura terapia per la nostra demografia malata, Yoselin Wences è un nome che non dice nulla. Del quale, tuttavia, farebbero bene a interessarsi. Perché potrebbe, forse, essere utile a far cambiar loro idea. La sua storia è, infatti, la cartina di tornasole del comportamento demografico dei figli degli immigrati negli Usa, paese leader dell’immigrazione. Visto che, al contrario dei genitori, sognano tutto meno che di procreare.

Basta leggere al riguardo quanto ha scritto di recente il New York Times. Che dopo aver intervistato un vasto campione di giovanissimi immigrati di seconda generazione, che come i coetanei yankee posticipano o rinunciano a fare un bebé, si è concentrato sull’emblematica vicenda personale di Yoselin Wences. Figlia ventenne di una casalinga e di un manovale messicani che con i risparmi di una vita di durissimo lavoro negli Stati Uniti le hanno dato la possibilità di iscriversi alla North Carolina University per diventare la prima laureata della famiglia. Cosa che, come ogni traguardo, ha, però, un costo. Materiale e immateriale. Tant’è che mamma e papà, per evitare che l’investimento sul suo futuro andasse in fumo, fin da piccina, insieme alle favole le ripetevano, come fosse un mantra “di non cadere nel loro stesso errore di mettere su famiglia in giovane età ma di pensare solo a studiare e fare carriera”.

E così è stato. Tant’è che dalla testimonianza raccolta dal quotidiano americano, emerge il ritratto di una brillante studentessa, testarda e caparbia nella sua volontà di riscattare i sacrifici dei genitori ma assai lontana dal retaggio culturale dei suoi avi: donna-angelo del focolare domestico. Yoselin ha, infatti, dichiarato che fare i figli è fuori dalla sua agenda. Se ne parlerà, forse, verso i 35 anni. Ciò che conta adesso è non perdere tempo. Conquistare l’agognato titolo studio grazie al quale occupare un posto sull’ascensore sociale che i genitori non avrebbero neanche immaginato.

Ma ciò che più conta è che la storia della signorina Wences è comune a mille sue pari età di origine straniera. Non solo negli Usa ma in mezzo mondo. Italia inclusa. Perché come di recente certificato dall’Istat [1], anche da noi, rispetto alle prime, le seconde generazioni di immigrati fanno sempre meno figli. Per la semplice ragione che si adottano al generale trend del nostro paese. Sono, insomma, esseri razionali. Proprio per questo più che la soluzione sono lo specchio dei nostri problemi. E non solo demografici.