Per la proroga nei centri d’espulsione va ascoltato l’immigrato

La proroga del trattenimento di un clandestino nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione)  impone di aver preventivamente interrogato il diretto interessato o il suo legale. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione italiana, che ha dichiarato nullo un provvedimento che allungava di 30 giorni la permanenza  di un immigrato ghanese a Ponte Galeria (Roma). In  base alla legge, dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza, il Giudice di pace nel richiedere il trattenimento e la proroga fino a un massimo di 6 mesi, deve assicurare il diritto alla difesa del clandestino, così come stabilito dall’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione. I Giudici della Suprema Corte hanno infatti ribadito che deve essere garantita la tutela degli immigrati irregolari in modo da non permettere che il trattenimento nei centri sia equiparato alle misure detentive