Per l’immigrazione Trump sceglie un ex di Obama

Donald Trump sembra avere finalmente trovato ieri l’uomo che cercava per gestire l’immigrazione come la intende lui proponendo Mark Morgan in qualità di guida dell’Immigration Customs Enforcement. L’ente federale preposto all’arresto ed alla espulsione alla frontiera degli immigrati che cercano di mettere piede senza autorizzazione sul territorio americano. Una nomina che anche se, come da prassi, per la sua formalizzazione dovrà attendere il vaglio ed il sì (non scontato) della commissione parlamentare competente, segna un punto a favore del Presidente.

In primo luogo perché mettere alla testa del braccio “armato” dell’immigration un uomo che era stato il numero uno del Border Patrol ai tempi dell’amministrazione Obama gli consente non solo di silenziare, almeno in parte, le accuse di capricciosa partigianeria rivoltegli da molti all’indomani del recente, brutale licenziamento del capo dell’Homeland Security Kirstjen Nielsen. E, con un tocco di perfida malizia, di ricordare all’opposizione democratica che in fatto di espulsioni anche il suo predecessore aveva usato la mano a dir poco pesante. Al punto da essersi guadagnato negli ambienti delle organizzazioni umanitarie pro immigrati il nomignolo di deporter chief Commander. Ma soprattutto di segnalare un sostanziale cambiamento di strategia nella lotta alla clandestinità rispetto a quella perseguita dall’ex inquilino della Casa Bianca: bloccare i nuovi ingressi più che espellere gli irregolari già presenti sul territorio.

Una scelta che anche se saranno solo i fatti a dire se e quanto efficace appare basata sulla realistica presa d’atto che è molto più difficile e costoso espellere i clandestini che evitarne l’ingresso.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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