Per paura di Trump i super immigrati vanno in Canada

Il Canada ringrazia Trump. Le politiche anti immigrazione della Casa Bianca stanno infatti avvantaggiando il Paese. Che beneficia così della fuga dei cervelli stranieri dagli Usa. Un fenomeno che ha richiamato l’attenzione del Financial Times, che ha dedicato un lungo reportage alla veloce trasformazione di Toronto nella nuova Silicon Valley.

Lo scorso anno, infatti, la più grande città del Canada ha superato San Francisco – e tutte le altre metropoli statunitensi – nella creazione di posti di lavoro nel settore hi-tech. La sua popolazione di sviluppatori di software, ingegneri e programmatori, tra il 2012 e il 2017, è più che raddoppiata, facendone il centro tecnologico con la maggiore crescita di tutto il Nord America. Sorprendendo, e non poco, gli ingombranti vicini meridionali.

Spartiacque di questo nuovo fenomeno le elezioni di Justin Trudeau nel 2015 e di Donald Trump nel 2016. Che di fatto hanno portato Ottawa e Washington a intraprendere strade diametralmente opposte in materia di immigrazione. Come si sa l’amministrazione Usa ha fatto della crociata contro gli stranieri la sua cifra dominante. Tradotta nell’ordine esecutivo “Buy American and Hire American”, assumi e compra americano, che ha reso più stringenti i requisiti per la concessione dei visti H-1B, quelli utilizzati per i lavoratori stranieri altamente qualificati. Dimezzando così gli 85.000 arrivi annuali. E tutto a discapito delle aziende della Silicon Valley. Approfittando del cambio di clima a Washington, il governo Trudeau non ha perso tempo e ha cercato di attirare i “cervelli” cacciati da Trump. E così con il programma Global Talent Stream sono giunti in Canada già 100mila lavoratori ad alta specializzazione. E altri 200mila sono previsti da qui al 2020.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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