Per Trump i guai sull’immigrazione potrebbero venire dalla Corte Suprema

Per Trump i guai sull’immigrazione potrebbero arrivare da dove meno se li sarebbe aspettati: la Corte Suprema. Che venerdì della scorsa settimana ha reso noto di aver calendarizzato per la seconda metà del prossimo anno una speciale sessione giudiziale sulla scottante e tutt’ora irrisolta questione dei cosiddetti DACA. I giovani figli di immigrati clandestini giunti negli USA in tenerissima età. Per 800mila dei quali, sulla base di stringenti titoli di merito, Barack Obama nel 2012, vista l’impossibilità di superare l’impasse decisionale del Congresso, aveva emanato, ricorrendo ad un presidential order, il Deferred Action for Childooh Arrivals. Che in attesa di una futura, definitiva soluzione legislativa assicurava loro per due anni (rinnovabili) la non espellibilità da parte dell’immigration federale.

Un provvedimento che Trump appena eletto nel 2016 aveva però bloccato ritenendolo anti costituzionale. Ma che la simpatia della pubblica opinione per i DACA , condivisa anche da ampi settori del moderatismo repubblicano, gli hanno fin’ora impedito di risolvere. Un tira e molla che l’annuncio della Corte Suprema rischia però di rendere pericolosamente esplosivo. Per almeno due ragioni.

La prima è che da parte dei Supremi Giudici rendere con tanti mesi di anticipo l’arrivo di un verdetto rappresenta molto più che un invito alla politica a mettere da parte le interne divisioni per trovare il modo di risolvere una questione che rientra nelle competenze che in materia di immigrazione la Costituzione americana da sempre delega in tandem al Congresso ed al Presidente. Il quale, nel caso, rischia di trovarsi “stretto” tra il buon senso dei parlamentari moderati del suo partito e gli “irriducibili” militanti di base. Che nel 2017 proprio sulla questione dei giovani DACA ad un passo dall’accordo con l’opposizione democratica lo costrinsero ad una precipitosa marcia indietro con l’accusa di tradire la linea dura promessa contro i clandestini.

La seconda è che in assenza di una soluzione politica la decisione della Corte Suprema arrivando nelle settimane conclusive (e cruciali) delle elezioni presidenziali del novembre 2020 potrebbe rappresentare per Trump ciò che in politica tante volte può, inaspettatamente, fare girare il vento da amico in nemico.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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