Per Trump l’accordo col Messico vale il doppio

Trump, incassata la positiva conclusione del braccio di ferro sulla delicatissima questione della crisi migratoria con il Messico, ha almeno due nuovi, buoni motivi per guardare con maggiore fiducia alle prossime elezioni presidenziali del 2020.

Il primo: le autorità messicane impegnandosi a rafforzare con 6mila nuove unità dell’esercito il controllo anti clandestini alla frontiera con gli USA oltre ad ammettere la realtà di un problema da loro a lungo negato hanno, di fatto, messo all’angolo l’opposizione democratica americana. Che, prima sulla questione della costruzione del Muro e poi su quella dei dazi all’import messicano, negando l’esistenza di una reale crisi migratoria ai confini meridionali del paese ha per mesi contrastato il giro di vite invocato dal Presidente bollandolo come cinico e strumentale. Uno smacco che per i democratici agli occhi del loro elettorato di riferimento potrebbe da sonoro risultare persino indigesto visto che sulla questione della punizione dell’interscambio commerciale con il Messico l’oltranzismo della loro politica li ha addirittura spinti, pur di contrastare Trump, ad anteporre la difesa del mondo degli affari, che rischiavano di uscirne penalizzati, a quella della sicurezza interna del paese.

Il secondo: l’immancabile trionfalismo con cui Trump ha commentato lo stop, se definitivo o temporaneo lo vedremo, delle carovane di guatemaltechi, honduregni e san salvadoregni in marcia verso il Norte rischia di aggravare, più di quanto già lo sia, il PTED (post traumatic election disorder) che da tempo tormenta i democratici. All’interno dei quali,infatti, cessata la tregua faticosamente concordata nelle ultime settimane si è già riaperta una guerra senza quartiere tra i tanti (troppi) candidati in corsa per chi sarà il designato a impedire nel 2020 la rielezione alla Casa Bianca del magnate newyorkese. Al punto che nelle ultime ore Alexandria Ocasio Cortez, la sofisticata ed ultra radicale delegata di New York, si è spinta al punto di invitare in diretta televisiva il collega della California John Delaney ha ritirare la propria candidatura perché troppo moderato e troppo poco anti Trump. Il quale, da animale politico di razza quale è, quando sente odore di sangue capisce che la preda è vicina.