Perché gli USA contano gli immigrati morti ai confini e l’UE no?

Nel Mediterraneo serve meno volontariato e più Stato anche nella conta degli immigrati morti. Continuare a delegare alle Ong con i salvataggi in mare persino l’onere del calcolo dei decessi è, da parte dei governi europei, una forma, non più accettabile, di deresponsabilizzazione. Soprattutto di fronte ai numeri degli ultimi anni che non hanno precedenti nella storia dei movimenti di popolazione internazionali.

Non esiste, infatti, oggi al mondo un confine più pericoloso e letale di quello marittimo che divide la ricca e anziana Europa dalla povera e giovanissima Africa. Eppure non abbiamo a disposizione fonti governative ufficiali su quanti hanno perso la vita in quella tomba liquida che è il Mediterraneo.

Stime e dati arrivano soltanto dalla vasta ed eterogenea galassia dell’associazionismo e dei centri di ricerca europei. Secondo, ad esempio, l’equipe di esperti guidati dal geografo francese Olivier Clochard sono almeno 40 mila gli immigrati deceduti nel Mare Nostrum dal 1990 a oggi. Mentre per alcuni il numero di questo esercito di fantasmi annegati o uccisi da stenti e malattie a un passo dalle nostre coste, potrebbe essere pari al doppio o, addirittura, al quintuplo.

Una incertezza statistica che riflette quella delle politiche migratorie messe in atto negli ultimi anni dai paesi UE e, soprattutto, da Bruxelles. Che troppo spesso ha scelto di non decidere sperando che l’emergenza immigrazione passasse come un temporale estivo. Ma così non è stato. Per ragioni politiche, economiche e demografiche i flussi migratori dall’Africa saranno il nostro pane quotidiano per i prossimi vent’anni e più. Piaccia o no, il fenomeno è strutturale.

L’esigenza è quella di garantire e bilanciare la sicurezza delle popolazioni autoctone dei paesi ospitanti con quella degli immigrati. È per questo che, come fanno gli USA dal 1998, all’Agenzia Europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) oltre al controllo dei confini UE andrebbe affidato il compito di stilare e aggiornare un bollettino di coloro che muoiono nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente.

Si tratterebbe più che di un gesto simbolico-umanitario, di un dovere. Uno dei passaggi necessari a far sì che l’UE, e le nazioni che la formano, decidano di prendersi l’onore e l’onere di affrontare e governare una delle più rilevanti sfide che la globalizzazione, con l’accelerazione e la semplificazione dei movimenti di popolazione, ci pone da qui al futuro prossimo venturo.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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