Perché il golpe di Orban è fallito

Il sospiro di sollievo tirato dai vertici dell’UE per il fallimento, in Ungheria, del referendum anti immigrati ha il sapore del peggior tipo di ipocrisia: accigliata ma accortamente silenziosa. Invece degli altolà si è infatti limitata ad incrociare le dita, scaricando sulle spalle del popolo magiaro l’onere di contrastare quello, che se riuscito, avrebbe rappresentato, con la scusa dell’immigrazione, uno dei più gravi atti di sedizione politica ai  danni sia delle istituzioni comunitarie che di quelle magiare. Per almeno due ragioni.

La prima: un governo nazionale, cosa mai avvenuta in precedenza, con un semplice referendum interno, ha tentato di opporsi non ad una semplice decisione ma a una legge dell’Unione. Quale è, appunto, la (pur malandatissima) ripartizione delle quote dei rifugiati in quanto votata nel 2015 dal Consiglio dei Capi di Stato e di Governo.

La seconda, è che con un plebiscito cercato ma non trovato, l’Esecutivo ungherese ha tentato di cancellare d’un colpo gli obblighi, solennemente votati all’atto dell’adesione all’Unione europea nel 2004, dal Parlamento di Budapest. Ma per capire che le cose non sarebbero andate secondo i desiderata dell’inguardabile Viktor Orban, e di una campagna propagandistica che non ha badato a spese, sarebbe bastato dare un’occhiata a due dati. Relativi all’elevatissima emigrazione ungherese verso l’estero ed al crescente numero di offerte di lavoro che il mercato nazionale non riesce a soddisfare.

Attualmente sono più di 400mila (10% della popolazione attiva) i magiari che hanno scelto di lavorare e vivere in altri paesi europei. E il tasso di disoccupazione interno, inferiore al 5%, spiega l’insoddisfazione degli imprenditori del paese che, non trovando forza lavoro locale disponibile, sperano, pur se a bassa voce, che ne arrivi, e presto, di nuova dall’esterno. Anche se l’ideologia e la manipolazione ideologica sono difficili da contrastare per fortuna, talvolta, il mercato e gli interessi materiali degli individui riescono, con la democrazia, ad avere la meglio.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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