Politica USA corrosa dall’età

La presidenza degli Stati Uniti si sta trasformando in una vera e propria gerontocrazia. E la Casa Bianca da storico, vibrante centro di comando di una democrazia giovane per antonomasia in una sorta di residenza per leader politici molto, forse troppo avanti negli anni. Un dominant-recessive generational pattern, come lo definisce il demografo americano Neil Howe, che le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre anziché curare rischiano di aggravare. Il perché è presto detto.

Donald Trump, eletto nel 2016, al momento del suo insediamento a Washington è risultato essere il presidente al primo mandato più avanti con l’età della storia americana. E visto che a giugno scorso ha compiuto 74 anni nel caso dovesse ottenere dagli elettori un secondo mandato sarebbe certamente in assoluto il più anziano a lasciare l’incarico nel 2024. Record che però potrebbero essere presto dimenticati nel caso venisse invece premiato dalle urne, come oggi molti ritengono probabile e non solo possibile, lo sfidante democratico Joe Biden. Che rischia, a sua volta, di prendere in mano le redini del paese a stelle e strisce alla onorevole età di anni 78. Una competizione che viste l’età dei contendenti fa paura perché ricorda, anche se ancora da lontano, quella che si consumò nella Mosca dei Cernienko ed Andropov prima del collasso del regime comunista.

Ma se dalla Casa Bianca leviamo lo sguardo all’insieme del sistema politico americano vediamo che in fatto di gerontocrazia le cose non vanno certamente meglio. Nancy Pelosi, la democratica che occupa lo scanno più alto della Camera dei Deputati, ha compiuto 80 anni; il capo dei Senatori, il repubblicano Mitch McConnel, ben oltre i 78; i giudici della Corte Suprema in media oltre i 67 ed i membri del Governo dai 60 in su. Certificati di nascita che per quanto riguarda le generazioni alla guida delle istituzioni democratiche made in US testimoniano:

  1. un significativo scostamento dell’età media rispetto a quelle dei governi, eccezion fatta per Israele e Cile, delle grandi nazioni OCSE;

  2. il rischio che il perdurante dominio del political ageism potrebbe determinare, per usare le parole della scienziata politica californiana Kaare Strom, la sclerosi economico-istituzionale di cui negli anni recenti sono state vittime l’Italia ed il Giappone.