Pochi progressi nell’integrazione dei Rom

Al netto di poche eccezioni, Spagna e Irlanda in testa, l’impegno dei governi UE in favore dell’integrazione della comunità Rom resta flebile e inefficace.  E’ quanto emerge dalle prime conclusioni della speciale task force nominata dalla Commissione Europea lo scorso settembre, per monitorare le azioni intraprese al riguardo dagli stati membri. L’iniziativa era stata lanciata a margine delle polemiche tra l’Esecutivo di Bruxelles e la Francia in merito ai programmi di rimpatrio coatto di cittadini rumeni appartenenti a questa minoranza etnica. La prima criticità individuata dal gruppo di esperti comunitari riguarda le modalità d’impiego dei fondi europei per l’inclusione sociale dei Rom. Vengono spesi poco e male, tanto per l’incompetenza amministrativa delle autorità, quanto per l’assenza di sufficienti cofinanziamenti nazionali. Inoltre, a minare l’efficacia dei programmi di integrazione concorre lo scarso coinvolgimento di rappresentanti della società civile (quali ONG impegnate sul campo) e delle stesse comunità. Solo 7 dei 18 paesi scrutinati hanno varato strategie integrate e, in molti casi, non mancano incoerenze e dilazioni.

La protezione internazionale

In Italia, nonostante la contrazione delle richieste di protezione internazionale nel corso del 2009, il numero dei richiedenti asilo e dei rifugiati presi in carico dallo SPRAR (Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati) ha superato ampiamente quello dei posti disponibili: 7.845 accolti contro una disponibilità di 3.694. I beneficiari sono soprattutto uomini (76,3%), con un’età compresa tra 18 e 25 anni. Quanto alle categorie considerate più vulnerabili: sono state accolte 1.996 donne sole con figli (il 25% del totale) e 320 minori non accompagnati, per la maggior parte maschi (il 94%), provenienti, soprattutto, dall'Afghanistan (115) dalla Somalia (53) e dall’Eritrea (36).

In allegato:
  • SPRAR, Fondazione Cittalia – Anci ricerche, Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Anno 2009/2010
  • Giovani diffidenti

    Il boom di immigrati nelle scuole italiane sta provocando un problema su cui tutti sono chiamati a riflettere. Infatti, circa il 2% degli studenti di età compresa tra i 7 e i 19 anni dichiara di provare odio e disprezzo nei confronti dei propri compagni stranieri. Non sono da sottovalutare, inoltre, le percentuali di coloro che provano indifferenza, diffidenza, paura e pietà. Lo rivela l’indagine Telefono Azzurro-Eurispes 2010 sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza che ha coinvolto 3.100 alunni delle scuole primarie e secondarie su tutto il territorio nazionale. Dati che trovano riscontro nella ricerca del Centro Studio Minori e Media, realizzata su un campione di 1.214 ragazzi tra 14 e 20 anni residenti in 9 Regioni italiane. Dalla quale emerge uno scenario ancora più preoccupante. Per il 59% degli intervistati “immigrazione” è sinonimo di “criminalità”. Il 45% considera i rom e i sinti solo ladri. Mentre il 36% ritiene che la religione islamica rappresenta una vera e propria minaccia per l’Occidente. Come se non bastasse 7 giovani su 10 pensano che l’elevata presenza di immigrati nelle classi minacci la qualità della loro istruzione.

    In allegato:
  • Centro Studi Minori e Media - MINORI, MASS MEDIA E DIVERSITA’ 2010 (sintesi)
  • Telefono Azzurro / Eurispes - INDAGINE CONOSCITIVA SULLA CONDIZIONE DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA IN ITALIA 2010
  • Decreto flussi con svista

    A due anni di distanza l’Italia riapre le porte del suo mercato del lavoro agli immigrati. Questo in base al decreto flussi appena firmato che autorizza l’ingresso di una quota di 98.080 lavoratori stranieri non stagionali. Di questi 50.000 sono riservati ai Paesi che hanno sottoscritto con noi specifici accordi di cooperazione: Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia, India, Perù, Ucraina, Niger, Gambia. E 30.000 ai lavori di colf e badanti. A tal proposito, è da sottolineare che per questo tipo di lavoratori il testo riporta un clamoroso refuso. Si legge, infatti, “NON elencati all’articolo 2” al posto di “elencati all’articolo 2”.

    Leggi la circolare congiunta dei Ministeri dell'interno e del welfare

    Guarda le slide che illustrano la procedura

    Versione software: 1.0 del 17/01/2011

    In allegato:
  • Consiglio dei Ministri - Decreto n. 25/2010
  • Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione - Versione per Decreto Flussi 2010 per l’ingresso di lavoratori non stagionali - Guida Rapida
  • Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione - Versione per Decreto Flussi 2010 per l’ingresso di lavoratori non stagionali - Manuale Utente
  • Minori stranieri non accompagnati in Svezia

    Nel 2009 la Svezia, con 2250 ingressi ufficialmente registrati (+49% rispetto al 2008), è stato il paese UE che  ha accolto il più alto numero di minori stranieri non accompagnati. Per la stragrande maggioranza provenienti dall’Afganistan. L’agenzia  Frontex  calcola, sia pur con approssimazione per difetto, che a livello europeo lo scorso anno sono stati coinvolti in questo fenomeno circa 18mila bambini  

    In allegato:
  • Frontex - Unaccompanied Minors in the Migration Process - 2010
  • Nuove regole UE per i rifugiati

    Il 14 Dicembre il Parlamento Europeo ha approvato nuove misure a modifica della vigente legislazione comunitaria  in materia di protezione internazionale e di rifugiati. Questi ultimi erano stati esplicitamente esclusi dalla direttiva UE del 2003 relativa allo status giuridico degli stranieri in possesso di un titolo di soggiorno di lungo periodo. Le nuove regole varate da Strasburgo garantiranno loro gli stessi diritti oggi concessi agli immigrati dei Paesi Terzi titolari di un permesso di residenza di lungo termine e, nel rispetto di determinate condizioni, la parità di trattamento con gli europei su una serie di importanti diritti economici e sociali. Tra i quali  l'accesso all'educazione, al mercato del lavoro e alla sicurezza sociale. La direttiva accorda inoltre ai rifugiati la possibilità di ottenere il permesso di residenza in uno stato diverso da quello che ha concesso loro  protezione. Da questo importante passo avanti di armonizzazione delle legislazioni nazionali  restano fuori Danimarca, Irlanda e Regno Unito che, anche in questo caso, hanno ritenuto di dover confermare il loro tradizionale opt-out riguardo la comunitarizzazione delle  politiche di immigrazione.

    Rom, tra stereotipi e pregiudizi

    Gli italiani hanno ancora una scarsa conoscenza e molti pregiudizi nei confronti delle minoranze Rom e Sinti. Tant’è che nell’immaginario collettivo essi vengono, in genere, accumunati in una indistinta condizione di anomia e di marginalità sociale. Mentre restano ai più sconosciute le loro interne, profonde eterogeneità di lingua, cultura e provenienza. Stereotipi in molti casi dovuti al comportamento di rilevanti settori di queste minoranze che mostrano grande  difficoltà di integrazione, soprattutto perché non considerano il lavoro come un valore in sé. Di qui l’importanza dell’iniziativa della Regione lombarda tendente a  favorirne l’inclusione lavorativa e cercare, in questo modo, di  ridurre l’alto tasso di ostilità sociale nei loro confronti. Dai risultati del progetto “Valore Lavoro”, infatti, è emerso che Rom e Sinti, oltre a quello di giostrai o chiromanti, hanno anche svolto svariati altri tipi di mestieri, sia nei  paesi d’origine che in Italia: dal poliziotto al muratore. E che  molti hanno trovato un impiego grazie ai loro titoli di studio.Leggi il rapporto

    La previdenza sociale dei dipendenti pubblici all’estero

    Un dipendente di un’amministrazione pubblica  che svolge la sua attività in un altro paese Ue è assoggettato, per quanto attiene il pagamento dei contributi previdenziali ed assicurativi, al diritto dello stato di appartenenza del datore di lavoro. Questa disposizione vale anche quando il funzionario ha la qualifica di «personale assimilato» con contratto a tempo determinato o indeterminato. Inoltre, come chiariscono i giudici comunitari nel testo della sentenza, in base al regolamento CEE n. 1408, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale dei lavoratori subordinati e dei loro familiari che si spostano all’interno dell’Unione, spetta a ciascuno ordinamento nazionale determinare l’estensione della protezione sociale loro accordata.

    In allegato:
  • Corte di Giustizia UE- Causa C-296 / 09
  • La Germania delle diversità

    Buoni progressi sul fronte della difesa delle minoranze etniche e linguistiche in Germania. E’ questa la principale conclusione contenuta in un rapporto del Consiglio d’Europa che ha monitorato le condizioni di vita ed il livello di integrazione di Rom e Sinti, della comunità danese nonché delle popolazioni di lingua frisone e soraba in territorio tedesco.  Un risultato frutto dell’attuazione del General Equal Treatment Act e dell’istituzione dell’Agenzia federale per l’anti-discriminazione. In particolare, negli ultimi anni le autorità tedesche hanno rafforzato il quadro giuridico per la protezione delle culture e delle lingue delle minoranze. Puntando su un maggiore coinvolgimento decisionale dei loro membri, soprattutto  sulle questioni di diretto interesse, sia a livello locale che federale. Preso atto di questi positivi risultati frutto delle misure adottate dal Governo di Berlino, il Consiglio d’Europa ha tuttavia messo in evidenza due criticità. La prima riguarda il grado d’integrazione e di accesso all’istruzione delle comunità Rom e Sinti che resta ancora lontano da quello di altri gruppi etnici. La seconda relativa ai reati di stampo razzista, xenofobo o antisemita che continuano ad essere troppo frequenti.

    In allegato:
  • Coe - Advisory committee on the framework convention for the protection of national minorities - Third Opinion on Germany - 2010