Stranieri d’Europa

Secondo l’Eurostat 20 milioni di stranieri vivono legalmente nell’Ue: 7 milioni sono i cittadini di paesi europei non comunitari, 5 milioni gli africani, 4 milioni gli asiatici e 3,3 milioni quelli provenienti dalle Americhe. Inoltre, ben 11,9 milioni di cittadini comunitari vivono in un paese membro diverso da quello di cui hanno la nazionalità.

In allegato:
  • EUROSTAT - Comunicato Stampa
  • Belgio, le discriminazioni fanno boom

    In Belgio, secondo il Centre pour l'égalité des chances et la lutte contre le racisme, nel 2009 è stato registrato un incremento del 30% degli episodi di discriminazione, innanzitutto a carattere razzista e, sia pure in maniera inferiore, nei confronti di disabili e minoranze religiose.

    In allegato:
  • Centre pour l'ègalitè des chances et la lutte contre le racisme - Discrimination diversite, 2009
  • Meno dell’1% i criminali rumeni in Francia

    In Francia, nel 2009, i rumeni rappresentavano lo 0,3% (708 persone) di tutti i cittadini stranieri condannati per un reato. I dati sono stati divulgati dal Ministero degli esteri di Bucarest. Secondo la stessa fonte, nessuno dei 500 Rom espulsi lo scorso mese dal Governo d’Oltralpe ha precedenti penali né in Francia né in Romania.

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    A scuola la diversità non aiuta l’integrazione

    Cade il mito delle scuole miste, con studenti provenienti di etnie e classi sociali diverse, quale efficiente strumento per l’integrazione di quelli più svantaggiati. E’ quanto emerge dalla ricerca pubblicata da Brusselsstudies. Che ha comparato due strutture scolastiche: la prima con una popolazione multiculturale e l’altra con una concentrazione etnica prevalente (turco-marocchina), rilevando che la mixité (eterogeneità) anziché diminuire aumenta il problema della segregazione. E produce, negli studenti appartenenti a minoranze sociali o etniche, comportamenti quali l’isolamento, l’apatia e la frustrazione. Tutto ciò non impedisce, inoltre, una differenzazione a carattere socio-economico delle iscrizioni degli studenti tra indirizzo generale e indirizzo tecnico-professionale, quest’ultimo preferito di gran lunga dai giovani più poveri, non intenzionati magari a prolungare gli studi successivi. Al contrario, le scuole a carattere etnico, favorirebbero un’identità personale più forte, capace di migliorare i rapporti con l’esterno, e un senso di solidarietà più marcato. Infine, tra l’uno e l’altro modello, non si registrano grandi differenze per quanto riguarda le performance scolastiche.

    In allegato:
  • Brussels studies - La mixité à l’école comme levier de réussite ? Ressources et limites de deux modèles bruxellois, 2010
  • Il Governo tedesco firma la Carta della diversità

    I ministri tedeschi Thomas de Maiziere e Maria Böhmer, in nome dell’Esecutivo, hanno aderito alla Carta della diversità per combattere, nel pubblico impiego, la discriminazione legata al sesso, all’orientamento sessuale, all’origine etnica, alla religione, all’età e all’handicap. La Carta è stata scritta nel dicembre 2006 e ad oggi è stata firmata da 800 imprese.

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    Rom, espulsioni sproporzionate

    Due sentenze sfidano il programma di rimpatri coatti di cittadini europei di etnia rom lanciato in agosto dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Il tribunale amministrativo di Lille, con due pronunciamenti datati rispettivamente 27 e 31 agosto, ha infatti rovesciato l’istanza di espulsione nei confronti di 11 appartenenti a questa minoranza. Motivo della decisione: il reato contestato agli imputati, l’occupazione illegale di un terreno, non “è sufficiente a caratterizzare una vera minaccia per l’ordine pubblico”. Implicitamente si fa riferimento al principio di “proporzionalità”enunciato nella direttiva europea del 2004 sulla libera circolazione. La stessa che l’Eliseo ha sino ad ora utilizzato come scudo giuridico per giustificare il novello giro di vite su nomadi e gitani. Ma, secondo i giudici di Lille, accamparsi illegittimamente su un suolo, privato o pubblico, è al massimo punibile con una sanzione amministrativa. Vale a dire una semplice contravvenzione. Non essendoci alcun rilievo penale, l’espulsione appare dunque sproporzionata rispetto al reato commesso. E secondo alcuni giuristi, se estesa a livello nazionale, questa interpretazione potrebbe invalidare circa la metà dei rimpatri sin qui effettuati.

    Manuale per i lavoratori stagionali

    Diritti, doveri, consigli pratici e indirizzi utili con lo scopo di contrastare il fenomeno dello sfruttamento del lavoro stagionale raccolti in una guida realizzata dall’associazioni Rumori Sinistri, in collaborazione con il Progetto Melting Pot Europa

    In allegato:
  • Ass. Rumori Sinistri "Guida informativa per i lavoratori e le lavoratrici stagionali comunitari e non..." , 2010
  • La discriminazione ha nome, cognome e indirizzo

    Non bastano il sesso, la razza o l’età ma, secondo un recente rapporto commissionato a Deloitte dal Ministero dell’immigrazione francese, anche il luogo di residenza e il nome pesano talvolta come discriminazioni nelle assunzioni. Tant’è vero che Oltralpe tra i giovani in età 15-24 delle aree urbane “sensibili” il tasso di disoccupazione è del 22%, quasi il doppio della media nazionale. Di qui le conclusioni della ricerca raccomandano che si riconosca legislativamente come speciale categoria ad hoc di discriminazione quella “socio-territoriale”. D’altra parte, più recenti pubblicazioni hanno sottolineato come il nome e cognome continuano a influire sulla scelta dei candidati da parte dei datori di lavoro. Le cifre riportate da Deloitte non lasciano dubbi: a parità di qualifica chi ha un patronimico maghrebino ha, rispetto ai francesi, l’80% di chance in meno di essere convocato per un colloquio di lavoro. Il che ha indotto il governo transalpino a varare nel 2006 una legge che obbliga le grandi società ad utilizzare il cosiddetto cv anonimo, anche se ciò non ha portato a grandi risultati. All’universo delle “nuove” discriminazioni si sommano quelle più  tradizionali. Ad esempio, sebbene il gap relativo al tasso d’istruzione sia stato quasi colmato, gli immigrati in cerca di impiego volano a quota 15% contro il 7% dei francesi.

    In allegato:
  • Deloitte - La promotion de la diversité dans les entreprises. Les meilleures expériences en France et à l’étranger, 2010
  • L’Europa si accorge dei minori non accompagnati

    Sono sempre più numerosi i bambini ed i ragazzi minorenni stranieri che arrivano in Europa senza genitori né parenti prossimi. Alcuni fuggono da guerre e violenze. Altri dalla miseria. In non pochi casi, però, essi sono vittime della tratta di esseri umani che sfrutta il desiderio delle famiglie di garantire loro una vita ed un futuro migliori. Al fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, nonostante le sue dimensioni (fonti comunitarie stimano il numero tra 50.000 e 100.000) l’Ue ha prestato fin’ora poca attenzione delegandolo alla sensibilità ed alla competenza dei singoli Stati. Ma l’Europa ha deciso che è giunto il momento di saperne di più e su decisione dei Ministri degli interni ha sollecitato le Amministrazioni nazionali ad organizzare una rilevazione sistematica, aggiornata e comparabile dei dati del fenomeno. Con l’obiettivo di definire standard più elevati e regole comuni sull’accoglienza dei piccoli stranieri, oggi molto diversi da paese a paese. Ipotizzando la fissazione di un limite massimo di sei mesi entro il quale le autorità responsabili dovranno decidere sul si o sul no alla loro accettazione. Avendo in ogni caso come principio guida quello della massima tutela e del miglior interesse dei piccoli. Ferma restando, comunque, la competenza dei singoli governi se deciderne il rimpatrio nei centri di accoglienza dei Paesi di origine, anche nel caso non sia stato possibile rintracciarne  le famiglie. Un punto, quest’ultimo, criticato da molte Ong preoccupate dei rischi che potrebbero correre in tali strutture l’incolumità e la protezione dei bambini.

    In allegato:
  • Consiglio Unione Europea - Comunicato Stampa
  • L’Europa e la sindrome dell’intolleranza

    La crisi economica ha inasprito le tensioni razziali nel Vecchio Continente. A lanciare l’allarme è il rapporto 2009 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, organo facente capo al Consiglio d’Europa. Il testo, pur senza nominare nello specifico alcun paese, non lesina bacchettate. Anzitutto partendo dalla premessa che l’ondata di tagli alla spesa pubblica e l’aumento della disoccupazione accresce in tutta evidenza il rancore sociale soprattutto nei confronti dei Rom e degli immigrati. Secondo l’ECRI molti paesi avrebbero in qualche modo contribuito al dilagare di queste gravi tensioni, non combattendo con la necessaria energia il fenomeno di crescente stigmatizzazione sociale delle minoranze. Che, sempre più spesso, sono vittime di trattamenti,da parte degli organi della magistratura e della forze dell’ordine, non solo apertamente discriminatori ma, in non pochi casi, fuori dai confini della legalità. Il problema ricorda l’ECRI è che in vari paesi manca, inoltre, una legislazione capace di prevenire e al contempo punire i casi di razzismo. E la stoccata finale il rapporto la riserva  “all’introduzione di restrizioni di ordine giuridico contro i mussulmani”. Chiaro riferimento alla sindrome che sta contagiando molte nazioni sulla imprescindibile necessità di  dover “fare qualcosa contro il burqa”  e al voto referendario contro i minareti della Svizzera.

    In allegato:
  • ECRI - Annual Report on ECRI'S activities, 2010