Un gravissimo caso di mala giustizia

Per la Corte europea dei diritti dell'uomo sottrarre “amministrativamente” una bambina straniera alla sua famiglia naturale costa solo 30.000 euro. Il tribunale di Strasburgo ha infatti imposto alle autorità spagnole di rimborsare con questa somma la signora Saleck Bardi, apolide della zona contesa dell'Ovest Sahara, per “non aver compiuto sforzi sufficienti a rispettare il diritto al ritorno alla famiglia naturale di un bambino straniero”. Questa l'incredibile sentenza che ha posto la parole fine al complesso caso giuridico relativo ad una piccola, figlia della ricorrente, che ospitata in Spagna per un periodo di vacanza di tre mesi, è stata trattenuta per accertamenti sanitari e, successivamente, data in affido alla famiglia che la ospitava. Dopo un contenzioso giudiziario durato anni la madre ha, alla fine, acconsentito di rinunciare alla propria creatura dichiarando che preferiva farla crescere in Spagna piuttosto che averla con lei in un campo profughi. Ha però chiesto e ottenuto in cambio, un risarcimento per danni morali, invocando la violazione dell'articolo 8 della CEDU. Un baratto vero e proprio tanto più inammissibile perchè suggellato in un'aula della massima giustizia europea.

In allegato:
  • CEDU - AFFAIRE SALECK BARDI c. ESPAGNE (Requête no 66167/09)
  • Per la sicurezza l’origine fa la differenza

    In Francia, le persone con origini arabe sono soggetti a controlli da parte delle forze fino ad 8 volte in più rispetto ad un cittadino di altra provenienza. È quanto emerge da una ricerca dell’associazione Open Society che ha esaminato come l’appartenenza etnica incida sulla frequenza dei fermi.

    In allegato:
  • Open Society - Police et minorités visibles : les controˆles d’identité à Paris, 2011
  • I cervelli stranieri che l’Italia non ama

    Nella partita per attirare i migliori talenti internazionali, l'Italia conquista un nuovo triste primato: quello del brain waste. In altri termini, quei pochi "cervelli" stranieri che decidono di studiare nel nostro paese sono a dir poco sottoutilizzati.  Il caso degli studenti non italiani iscritti presso gli atenei statali di Roma nell’anno accademico 2009-2010 è quanto mai emblematico. Pur essendo ben 9.037, un dato non certo trascurabile, sono di fatto vittime dell'inefficienza del sistema universitario italiano. Che ha ostacolato l'ottimizzazione delle risorse umane disponibili fino al punto di impiegare ragazzi altamente specializzati in settori e in ambiti professionali non qualificati. Questo fenomeno in letteratura è definito brain waste, locuzione che sta proprio ad indicare l’uso improduttivo nel paese di destinazione del capitale umano emigrato dal paese di origine.

    Le ragioni di tale "spreco" sono da ricercare principalmete nella necessità per i nuovi arrivati di studiare e lavorare allo stesso tempo. Per ottenere un permesso di soggiorno per motivi di studio, infatti, un cittadino straniero è soggetto – oltre che ad un iter amministrativo lungo e vincolato alla presenza di quote disponibili - a determinati requisiti di autosufficienza economica e di alloggio.  Pertanto, lo studente che non potrà godere del sostegno finanziario familiare si troverà costretto a lavorare, trascurando gli studi. Nella migliore delle ipotesi il soggetto interessato troverà un’occupazione non qualificata, cambierà quindi il permesso di soggiorno per studio con uno per lavoratore subordinato e continuerà contemporaneamente ad andare all'università, diventando così uno studente lavoratore. Altrimenti, il ragazzo abbandonerà gli studi per un lavoro in regola. In tal caso, ma si tratta di una vera e propria eccezione, lo status di “lavoratore studente” darebbe diritto ad una serie di facilitazioni, come ad esempio 150 ore di permessi retribuiti da utilizzare in tre anni per frequentare corsi o sostenere esami. Ma quanti in verità riescono in questa impresa impossibile?

    Le difficoltà quotidiane affrontate dallo studente straniero sono poi aggravate dalle aspettative disattese nel fase post laurea. Molti arrivano in Italia, infatti, con la speranza di avere maggiori opportunità di lavoro grazie ad un attestato accademico riconosciuto a livello europeo. Chi però riesce concretamente a laurearsi (e sono solo i più tenaci) si rende conto di quanto sia complicato trovare un'occupazione nel nostro paese. Quindi molti decidono di tornare in patria e spendere lì le competenze acquisite. Quelli che invece restano in Italia sono costretti ad essere impiegati in attività in nero, mal retribuite e poco attinenti col titolo di studio conseguito.

    Un ultimo scenario del periodo post laurea, e che riguarda come ben sappiamo anche gli studenti italiani, riguarda quei giovani, tra i più brillanti ed eccellenti, che dopo aver studiato in Italia non ritornano in madrepatria, ma si trasferiscono in un altro stato dove saranno effettivamente inseriti in lavori altamente specializzati e qualificati, contribuendo ad arricchire il capitale umano, sociale e tecnologico di una nazione che non ha speso un euro per formarli.

    Nuove misure Ue anti-clandestini

    Martedì 24 maggio, la Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmström, ha presentato un pacchetto di misure per contrastare l'immigrazione clandestina in Europa. Due gli elementi principali. Il primo riguarda la possibilità di reintrodurre rapidamente l'uso dei visti «in caso di improvvisi aumenti dei flussi migratori» da quei Paesi Terzi con cui l’UE ha concluso speciali partenariati per la liberalizzazione dei controlli alle frontiere: è il caso, ad esempio,  dell'Albania, della Macedonia e del Montenegro. A tale scopo  verrà emendato il regolamento CE n. 539/2001. Il secondo aspetto, invece, concerne la necessità di avviare una più forte cooperazione con gli stati del Nord Africa. Visto che, ha affermato Malmstrom, "l'Europa sarà sempre più dipendente dalla manodopera straniera e il potenziale offerto dalle nazioni del bacino del Mediterraneo dovrebbe essere sfruttato con benefici per entrambe le parti". A questo proposito, l’Esecutivo di Bruxelles ha già avviato i primissimi colloqui informali con i governi di Tunisi e del Cairo in vista dell’inizio dei negoziati.

    In allegato:
  • European Commission, Press Release
  • European Commission, Press Release
  • La Carta dei servizi multilingue

    Uno strumento della strategia di comunicazione messa in atto per migliorare il rapporto con l’utenza all’insegna della trasparenza e della qualità: questo è la Carta dei servizi 2011 della Prefettura di Ferrara, disponibile in più lingue: italiano, inglese e francese. L’opuscolo fornisce tutte le indicazioni utili per orientarsi tra le prestazioni della Prefettura.

    In allegato:
  • Prefecture of Ferrara, Service charter, 2011 - Inglese
  • Préfecture de Ferrara, Carta dei servizi, 2011 - Francese
  • Prefettura di Ferrara, Carta dei Servizi, 2011 - Italiano
  • Il new food dell’economia

    Internet point cingalesi, kebab turchi, ristoranti cinesi. L'imprenditoria straniera rappresenta non solo un volano per l'economia del paese di accoglienza ma anche un mezzo di integrazione per  i nuovi arrivati. A confermarlo, l'ultimo rapporto Eurofund sulla promozione del cosiddetto ethnic business in Europa che costituisce una valida alternativa al lavoro dipendente e a quello in nero. Secondo i dati presentati oggi, nei Paesi dell'Europa orientale, Polonia e Slovacchia in primis, si registra la più elevata percentuale di imprese avviate da un migrante di prima generazione. La situazione cambia se si prendono in considerazione gli immigrati di seconda generazione: in questo caso, i numeri più elevati si riscontrano in Grecia, seguita da Italia, Spagna e Irlanda.

    In allegato:
  • Eurofund, Promoting ethnic entrepreneurship in European cities, 2011
  • Col burqa la società francese cambia volto

    Per troppi anni la Francia, grazie alla fictio del modello di integrazione assimilazionista, ha sistematicamente dissimulato le problematiche sociali derivanti dalla crescente presenza di immigrati.

    La volontà politica di non voler sapere nulla sulle appartenenze religiose, sulle origini etniche e razziali dei cittadini, in virtù dei principi repubblicani di uguaglianza e universalismo, ha contribuito così ad occultare un fenomeno che nella realtà quotidiana diventava sempre più difficile da nascondere. Si tratta, insomma, di quella che il maestro Demetrios Papademetriou ha definito la "politica dello struzzo".

    La svolta, quantomeno formale, è avvenuta sotto la presidenza di Jacques Chirac e del suo successore Nicolas Sarkozy. Nel 2003, infatti, la Commissione Stasi - incaricata di indagare il grado di applicazione del principio della laicità nella società francese - realizzò un rapporto a dir poco rivoluzionario. Per la prima volta nella storia repubblicana si affermava pubblicamente la presenza di "gravi discriminazioni" nei confronti dei cittadini di origine straniera. Allo stesso tempo, la Commissione propose un disegno di legge - poi approvato - che vietava nelle scuole pubbliche "i segni che manifestano un'appartenenza religiosa o politica", come ad esempio il velo. A distanza di pochi anni, per certi aspetti, la storia si ripete. Lo scorso giugno, infatti, il Presidente Sarkozy aveva nominato una Commissione di studio sulle conseguenze sociali derivanti dall'utilizzo del velo integrale, niqab o burqa, sul territorio nazionale. Il rapporto finale, pubblicato oggi, propone un disegno di legge che ne vieti l'utilizzo nei luoghi pubblici, in quanto "offende i valori nazionali".

    Parallelamente si raccomanda di introdurre vie alternative per l'integrazione in relazione alle esigenze delle diverse comunità allogene presenti nel paese. Come, ad esempio, la creazione di centri per lo studio dell'Islam oppure l'introduzione di feste religiose come l'Aid-El-Kebir o lo Yom Kippur. Insomma, la Commissione nominata da Sarkozy, proprio come quella del 2003, ha il merito di avere affrontato vis à vis i problemi esistenti, mettendo definitivamente in discussione il modello di integrazione repubblicano. Il punto, però, è un altro. E non riguarda certo soltanto la Francia. Come si fa a garantire i diritti previsti dalle democrazie liberali in una società multietnica? E' possibile immolare le libertà fondamentali sull'altare della laicità o della pubblica sicurezza? Difficile rispondere.

    Tant'è che nel rapporto di oggi la Commissione francese ribadisce che "non esiste unanimità sul divieto assoluto del velo integrale negli spazi pubblici". Si tratterebbe, infatti, di una grave violazione della libertà di opinione. Censurabile non solo dalla Corte costituzionale d'Oltralpe, ma persino dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo.

    Strategia UE sui rom

    Nel corso dell'ultimo incontro straordinario del Consiglio dell' Unione Europea Occupazione e Politiche sociali (EPSCO) i ministri europei hanno adottato delle importanti conclusioni per migliorare la situazione dei Rom. In particolare, i rappresentanti degli stati membri hanno invitato i vari paesi ad elaborare strategie nazionali per raggiungere quattro obiettivi in materia di istruzione, occupazione, assistenza sanitaria e alloggi, grazie anche ad un' ottimizzazione dei fondi UE disponibili per progetti d'integrazione dei Rom.

    In allegato:
  • Council of the European Union – Press release
  • S.O.S. minori non accompagnati

    L’afflusso di immigrati in Italia a seguito delle rivolte nel vicino Nord Africa ha riportato sotto la luce dei riflettori un problema tanto taciuto quanto delicato. Quello dei minori stranieri non accompagnati. Per cercare di far fronte a questa emergenza, la Protezione civile ha diffuso le procedure straordinarie da mettere in atto per la loro accoglienza. Per prima cosa le Autorità di pubblica sicurezza devono procedere alla loro identificazione e, dopo averne accertato la minore età, devono provvedere a segnalarne la presenza al Soggetto attuatore, al Comitato per i minori stranieri, al Tribunale per i minorenni e al Giudice tutelare. Nel caso in cui non ci siano posti disponibili nei centri di accoglienza del distretto di appartenenza, si deve ricorrere alle cosiddette “strutture ponte”, dislocate su tutto il territorio nazionale, che si faranno carico in una prima fase della loro assistenza. Così da garantire, seppur temporaneamente ma tempestivamente, una sistemazione a questa speciale e vulnerabile categoria di immigrati. Visto che, anche se sono entrati illegalmente nel Paese, oltre a non poter essere espulsi, sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione Onu (New York, 1989).

    Maggiori informazioni sul sito del Ministero del welfare

    In allegato:
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri, Decreto n. 2436 del 18 maggio 2011
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri, Nuove procedure per il collocamento dei minori stranieri, 2011
  • Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ordinanza n. 3933 del 13 aprile 2011
  • Meno stranieri a Ferrara

    Nel 2009 i residenti stranieri sono aumentati di 2.552 unità (-575 rispetto al 2008). In rapporto al 2008, si nota il raddoppio del numero di ingressi per lavoro subordinato provenienti dalla Cina. Sono i dati che emergono dal rapporto 2010 dell’Osservatorio sull’immigrazione della provincia di Ferrara.

    In allegato:
  • Osservatorio sull’immigrazione della Provincia di Ferrara, Rapporto 2010 – Dati al 31/12/2009