L’immigrato? Meglio se imprenditore

Il 72,9% degli italiani (con punte percentuali fino all’86,3% tra coloro che hanno titoli di studio più elevati) dichiara, secondo il rapporto biennale del Centro studi di Confindustria, di essere disposto a lavorare alle dipendenze di un imprenditore straniero.  Nel Bel Paese sta dunque cambiando l’immagine degli immigrati che non vengono più visti soltanto come manovalanza generica, ma con alte professionalità e forti capacità imprenditoriali. Nella stessa ricerca si può leggere che è in calo la percentuale di coloro che ritengono l’immigrazione una minaccia per la sicurezza (dal 40,5% del 2009 al 32,3% del 2010) e per l’occupazione (dal 31,9% del 2009 al 29% di febbraio 2010)

In allegato:
  • Confindustria - LIBERTÀ E BENESSERE: L'ITALIA AL FUTURO, 2010
  • La Farnesina sul decreto flussi

    Il visto d’ingresso per lavoro subordinato verrà rilasciato esclusivamente con il nulla osta telematico nominativo. Per quanto riguarda lo screening delle domande per lavoro autonomo presentate dagli stranieri, la competenza sull'effettiva qualità imprenditoriale del richiedente spetta esclusivamente agli uffici dei consolati e delle ambasciate. Queste le precisazioni fatte dal Ministero degli esteri in accompagnamento delle nuove norme che autorizzano l’ingresso di 80.000 stagionali (in particolare da: Serbia, Montenegro, Bosnia- Herzegovina, ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Kosovo, Croazia, India, Ghana, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanca, Ucraina, Tunisia, Albania, Marocco, Moldova ed Egitto), e di 4.000 stranieri imprenditori, liberi professionisti, soci e amministratori di società non cooperative, artisti e artigiani. Per questi ultimi il limite di reddito annuo fissato è di € 8.500

    In allegato:
  • Ministero dell'interno - Decreto di programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali e di altre categorie nel territorio dello stato per l'anno 2010
  • Ambulanti immigrati

    Secondo la Camera di commercio di Torino, che ha realizzato una ricerca in collaborazione con Fieri, 1/4 dei banchi nei principali mercati rionali è gestito da immigrati. La presenza degli ambulanti stranieri nel capoluogo piemontese ammonta a 1.670 unità, con un aumento del 10% rispetto al 1997, contro un calo del 15% (da 6.521 a 5.570) degli italiani

    In allegato:
  • Camera di commercio di Torino - L’integrazione in piazza: Commercianti stranieri e clientela multietnica nei mercati urbani 2010
  • Naturalizzazioni, un controparadosso all’italiana

    Ci siamo ormai abituati, ma non per questo rassegnati, al clima da stadio che prevale nel dibattito politico italiano in materia di immigrazione. Così periodicamente va in scena la scontro tra chi vuole una società multietnica e chi la rifiuta; chi ha pietà per i clandestini e chi no; chi non tollera il velo e chi lo difende in nome della libertà religiosa e così via.
    Nelle ultime settimane il nuovo pomo della discordia è la legge sulla cittadinanza. Inutile dire che le curve sono già schierate: per alcuni la normativa del 1992 è troppo restrittiva, per gli altri ha maglie troppe larghe. Così la realtà dei fatti viene costantemente immolata in nome di un crescente manicheismo .
    Intendiamoci, la legge sulla cittadinanza italiana va cambiata perché inadatta a un grande paese di immigrazione qual è l'Italia oggi. Nella fattispecie, il principio dello jus sanguinis che ispira la normativa in vigore deve essere temperato con quello dello jus soli. In linea con la maggior parte dei paesi europei. Basti pensare che persino la Germania, la cui legislazione è stata storicamente ispirata a un rigido rispetto dello jus sanguinis, si è mossa in questa direzione già dieci anni fa.
    Questo, però, non autorizza a buttare via il bambino con l'acqua sporca. Molti opinionisti, infatti, criticando la normativa in vigore, vanno oltre, lasciando intendere quanto sia difficile, se non impossibile, ottenere la cittadinanza italiana pur essendo in possesso di tutti i requisiti di legge. Eppure i dati ufficiali dimostrano il contrario. Nel 2008, ad esempio, le autorità italiane hanno respinto poco più dell'1% delle 56.985 domande di naturalizzazione. Un dato ancor più sorprendente se paragonato a quello degli Stati Uniti, in cui teoricamente è più facile ottenere lo status civitatis. Nello stesso anno, infatti, il governo americano ha respinto più del 10% delle domande. Tra l'altro, vale la pena di rilevare che il 2008 è stato un anno particolarmente fortunato per i richiedenti cittadinanza americana. Il clima della campagna elettorale presidenziale, infatti, ha consentito un'udienza maggiore alle richieste di naturalizzazione sostenute dalle associazioni di immigrati.
    In conclusione, questi dati non costituiscono certo una soluzione alle molteplici sfide poste dal fenomeno migratorio in Italia. Essi, però, offrono una nitida fotografia della realtà, a prescindere da qualsiasi retorica.







    2008 ITALIA
    Presenze straniere: 4 mln
    Domande naturalizzazione: 56.985
    Concesse: 39.484
    Respinte: 739
    %: 1,3
    USA
    Presenze straniere: 38 mln
    Domande naturalizzazione: 1.167.000
    Concesse: 1.046.539
    Respinte: 121.000
    %: 10,3